di Ester Abbate

In dieci giorni passati alla Mammoletta non so bene cosa raccontare, tutto il tempo che abbiamo  passato coi ragazzi è stato significativo e pieno di emozioni profonde.  

L’arrivo

Al mio arrivo al Campus la testa era piena di dubbi e domande senza risposta, sarò in grado di  spiegare le attività? I ragazzi saranno così partecipi quanto ci aspettiamo? E se le attività non li coinvolgono che ci inventiamo? Con la testa piena di domande ci siamo seduti intorno al tavolo in giardino e in men che non si dica mi stavo presentando ai ragazzi, le parole mi sono uscite di bocca  come se non fossi stata io a pronunciarle, le sentivo lontane come se avessero l’eco.

Non che abbia  detto chissà cosa… semplicemente il mio nome e che era la mia prima esperienza con ESF. Di tutta risposta qualcuno mi ha guardato negli occhi ed ha sorriso, in quel momento ho realizzato di essere veramente lì, alle soglie della mia prima esperienza con ESF e all’inizio del mio primo Campus come volontaria. La tensione iniziale si è sciolta e le spalle si sono rilassate, ho fatto un  respiro profondo e mi sono detta “goditela, fai ciò che ti senti in grado di fare”.

Continuando il giro di presentazione, i ragazzi inizialmente si sono mostrati un po’ freddi e distaccati, magari per la timidezza o per fare la parte di quelli strafottenti che sembrano non aver voglia fare nulla ma che in realtà alla prima attività del giorno dopo si sono sciolti come ghiaccioli al sole. Tuttavia, nel momento di conoscenza iniziale non si sono fatti problemi a dirci quali erano le loro aspettative per il Campus, soprattutto paragonandolo a quello che avevano fatto nel mese di luglio.  

Le emozioni

Uno degli ultimi giorni lo abbiamo passato in barca coi ragazzi alla scoperta di spiagge nascoste nel  golfo di Portoferraio. Mentre ero sul gommone e Lapo faceva le sgommate sull’acqua ho sentito come un’esplosione di contentezza dentro di me, sia per il momento che stavo vivendo sia per l’esperienza in generale. Più passavano i giorni più mi piaceva stare lì, in compagnia di persone diverse da me ma allo stesso tempo in cui sentivo di rispecchiarmi, a piccole gocce in ognuna di esse. Chi per i comportamenti, chi per i ricordi condivisi, chi per le battute e chi per le risate. 

Grazie a questo viaggio ho riscoperto la profondità delle emozioni, belle o brutte che siano state. Siamo arrivati il primo giorno essendo un gruppo sconosciuto, sei individui provenienti da città  diverse ma con uno scopo comune: lo star bene e far passare dei momenti significativi ai ragazzi. E così è stato.  

Ho scoperto quanto è bello vivere le emozioni a pieno senza la paura del giudizio di nessuno. Ho  scoperto la bellezza di giocare ai giochi di gruppo “da bambini” pur avendo ventun anni. Ho  riscoperto il piacere della condivisone e dello scambio reciproco di idee e suggerimenti. Ho  scoperto la bellezza di sentirsi compresi.  

Questa esperienza mi ha regalato una miriade di ricordi. Il più significativo è stato quello della  condivisione finale dove ognuno ha raccontato a parole sue ciò che ha provato e vissuto durante il  Campus. Mi ha colpito perché mi sono resa conto che il Campus per i ragazzi della comunità non è  stato semplicemente una settimana diversa dalle altre ma, grazie alle attività e ai momenti passati  insieme, ha smosso, in alcuni di loro, emozioni profonde di cui sono rimasti colpiti. È questo che  ricorderò del viaggio, quanto delle semplici azioni o piccole attività possano far smuovere dentro di  noi, andando a toccare corde che avevamo dimenticato di avere.

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