Gli orizzonti di riferimento

 

  • Pedagogia dell’erranza e dell’educazione itinerante.
  • I talenti delle povertà che nascono dall’ascolto e nella condivisione.
  • Pedagogia degli oppressi, dei liberati, dei liberi agganciati al paradosso sociale che le intrappola.
  • La realtà dei malati, dei dimenticati, di chi soffre senza far rumore.
  • L’educazione che si fa strada sulla strada.
  • La professione dell’educatore: l’educazione come opera d’arte, unica, irripetibile, un atto d’amore.
  • La formazione dell’educatore al sapersi rendere inutile, progettando la propria assenza.
  • L’autoeducazione a riconoscere il valore radicale dell’altro come bene da attingere e a cogliere.
  • Il rischio educativo e l’accettazione del fallimento come tappe di acquisizione della propria fragilità.
  • Il viaggio, l’erranza, l’educazione itinerante, la strada, la fuga: snodi culturali vitali per identificare nuove prospettive di identità individuale e di gruppo.
  • Emancipazione totale dall’assistenzialismo.
  • Valorizzazione del lavoro sociale di rete in tutte le sue accezioni.
  • Apertura all’interrogativo, alla ricerca.