In questi giorni di “sosta”, i nostri Educatori senza Frontiere ci racconteranno il loro viaggio, il loro attraversamento di questo tempo, per non smettere di viaggiare mai, per non chiudersi mai dentro le frontiere.

Scritto da Sara Radice

Anch’io come Lorenzo mi ritrovo a fare i conti con un rientro, la fine del mio anno di servizio civile in Madagascar, uno di quei rientri così importanti che ho iniziato a pensarci un po’ di tempo prima ma che nonostante questo è riuscito a cogliermi impreparata ed a creare una dimensione di confusione, accompagnata da questo isolamento che è come se prolungasse un po’ il mio viaggio di ritorno…

Torno da un tempo dove gli incontri di ogni giorno hanno reso straordinaria la quotidianità e dove il camminare metaforico e concreto ha caratterizzato ogni momento e ora con tutto questo accanto mi ritrovo costretta a fermarmi; così ho iniziato a sentire questo tempo come una sospensione tra questo viaggio e quello che sarà “il dopo”.

Già proprio noi Educatori senza frontiere che tanto amiamo guardare ad orizzonti lontani siamo costretti a fermarci e toglierci le scarpe, a lasciare in sospeso i nostri sogni e a riflettere sui nostri desideri. Ci troviamo così improvvisamente nella camminata più difficile di tutte, quella che ci attraversa dentro, quella del mettersi in discussione.

Quello che più mi ha colpita in questi giorni è come questa condizione abbia reso ancora più forte e indispensabile la necessità di Condivisione, parola che è stata centrale durante il mio viaggio e che forse lo è anche in questo momento.

In tante case vicine e lontane, davanti ai nostri computer ci siamo emozionati provando a raccontare attraverso la scrittura di paure e ricordi, dei suoni che attraversano i nostri luoghi, abbiamo provato a dare voce agli oggetti che stanno riempendo le nostre giornate; questo mi ha permesso di non sentire questo tempo come una semplice sospensione ma di provare a dargli una forma diversa, a tenere vivi i miei sogni e a non smettere di camminare.