di Martina Babolin

 

Torno a casa per una mail ricevuta l’11 maggio: “Dear Martina, we are pleasured to inform you…”

Torno a casa e parto, per una nuova avventura, un master in giro per il mondo.

Torno a casa per salutare e ripartire, ripartire, ripartire e ripartire ancora.

Torno a casa. Torno a casa? Forse è meglio dire che me ne vado di casa.

 

Me ne vado dalla mia casa di Padova, ancora una volta;

me ne vado da una città calma e la mia vita caotica, sempre di corsa, sempre da fare.

Me ne vado dalla mia casa di Luanda per la prima volta,

me ne vado da una città caotica e una vita calma, con gli spazi vuoti che fanno esplorare i pensieri.

Me ne vado e ho paura perché lascio qualcosa che non so se ritroverò.

 

Lascio qui i miei nuovi fratelli, i sorrisi dei bambini, le riflessioni delle sorelle.

Lascio qui il cibo sugoso, il calore di marzo, i vestiti sgargianti e buffi, le corde che vibrano nei canti della messa.

Lascio qui le gambe fragili da sostenere, i corpi esili poco accarezzati, gli ideali mai espressi.

Lascio qui la verità del Mondo, quella che non vuoi perché puzza di spazzatura, perché muore per strada, perché sai che è anche tua responsabilità e perché fa male.

Lascio forse anche dei pesi, lascio forse anche qualcosa di mio, ma sicuramente porto più di qualcosa con me.

 

Porto con me dei racconti che non so raccontare, di 6 mesi che non tutti potranno capire.

Porto con me i disegni dei bambini, con le linee storte per la fatica del loro lavoro e col segno delle dita sul foglio, impresso mentre lo mostravano.

Porto con me un pensatore angolano, con la testa fra le mani, come me, mentre cercavo la pazienza, la comprensione, l’entusiasmo, la fede, la calma.

Porto con me una preghiera lasciatami dalle suore: “Dà al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci, non importa, dà il meglio di te”.

Porto con me anche un grande senso di colpa: lasciare il servizio civile prima del tempo. Ma possiamo forse resistere ai nostri sogni?

Torno a casa e me ne vado,

perché l’animo non resiste al Mondo.

Lascio cose e ne porto via altre,

uno scambio di pezzi che restano per sempre.

Quello che scriverò sul mio diario sarà un grazie,

all’Angola e alla sua gente, alle mie lacrime ricche di voi.