Quest’anno abbiamo scelto come città per il nostro cammino L’Aquila, 100 uomini e donne hanno cammino e riflettuto attorno alla parola “ESILIO” sulla scorta del pensiero di Maria Zambrano, Ungaretti, Primo Levi e molti altri.

Da questo cammino sono nate narrazioni intense e interessanti che in questi prossimi giorni vi faremo conoscere. Buona lettura.

di Fiorella Bartolomucci

Riflessione nata dopo un’intera mattinata in cui il mio gruppo, silenziosamente, si è mosso all’interno de L’Aquila esclusivamente su linee curve, singolarmente ma insieme, incontrando la città e i suoi abitanti.

“E siete venuti qui perché questa è una frontiera?”
“Eh, anche, me lo dica lei…”
“Si! Dopo quello che è successo lo è, che belli che siete!”

L’incessante rumore di cantiere, nel silenzio qualcuno batte, rompe, monta, sposta. Il rumore delle gru.
L’incessante rumore di cantiere da benedire, da augurare, qui, in questa città.

Mi piace fare perno con un braccio e ruotare, infilarmi nei portoni, seguire le linee curve della terra o della strada.
Un disegno nei sampietrini, una macchia, il bordo di un’aiuola. Carezzare con le mani il bordo delle cose, la caserma tonda di marmo, la cancellata, i pali della luce.

Sentirmi ossessiva compulsiva nel voler individuare ancora e ancora la curva delle cose, per non camminare come un’ubriaca, ma per assecondare e lasciarmi trascinare.

Entrare nella storia della città in punta di piedi, suoni, colori, sguardi.
Città ferita, piena di rattoppi.
L’incessante rumore di cantiere, le impalcature, le gru.

L’esilio.
L’ Esilio come un momento che cambia tutto, e allora c’è un prima e c’è un dopo.

E poi c’è il qui ed ora, ed un esule che lo abita, e vive in una città ferita, con la benedizione dell’incessante rumore di cantiere, che fracassa le orecchie e ricopre di polvere, ma che è necessaria condizione per restare, abitare, studiare, sognare e vivere.

E esule sono anche io, che qui ti incontro, ti guardo, ti vivo.
In un momentaneo frammento in cui mi entri dentro e mi accorgo di non averti mai guardato e mai vissuto così.

In silenzio, in ascolto, con la semplicità di una linea curva che mi guida fino a te.