di Silvia Grugnaletti

Una fotografia stampata nella mente, di te che portavi un cappello di lana azzurro e giallo. Mi sorridevi, lasciandomi impressa la tua più bella immagine che porto nel cuore.
Era il 2016, l’anno in cui ti ho conosciuto qui nel Centro de Acolhimento Criança Feliz. Eri arrivato da pochi mesi e sapevamo ben poco di te, un ragazzino di 13 anni che si definiva un uomo di ferro, perché nulla poteva scalfirlo.
In realtà, hai il nome di un grande imperatore romano, ed è così che io ti vedo adesso, a distanza di tre anni: un piccolo grande guerriero che lotta per dimenticare tutto ciò che di doloroso ha incontrato nella sua vita. Un uomo in miniatura, con i tuoi 16 anni sparsi per i quartieri di Huambo in cerca di una casa dove tornare la sera. Ami chiamarti figlio della strada, perché è lì che hai imparato il valore della vita che adesso mordi tra i denti, per paura di perderlo di nuovo. Un guerriero, con un sorriso che disarma gli avversari più temibili, che fa allargare le braccia in segno di pace, come a dire “ci assomigliamo”.
Succede così che, per qualche minuziosa e fragile ragione, si crei una sintonia particolare con qualcuno che s’incontra nel proprio cammino professionale.
Succede così, che nascono dei legami sottili straordinariamente forti, nutriti da una grande stima e una gratitudine quotidiana.
Sono 5 anni che parto per Educatori Senza Frontiere, e di bambini e ragazzi ne ho incontrati tanti, credo centinaia, ed ognuno, con i suoi colori, ha lasciato tracce di sé sulla mia strada.
Però oggi voglio parlarvi proprio del piccolo grande guerriero, perché anche lui ha scelto di scrivere per voi, di condividere qualcosa che possa arrivare a chilometri di distanza.

“Di cosa vorresti parlare? Sei tu che decidi!
Ma no…

Cosa vorresti dire agli italiani che ti leggeranno?

Non lo so…

Sarà importante la tua voce, perché sei un adolescente angolano che racconta una parte di sé a degli sconosciuti lontani. Tieni questo quaderno, ti ho scritto degli input con dei temi, sarà più facile per te dare vita al tuo mondo”.

Così si è preso tre giorni di tempo, e mi ha consegnato il quaderno pieno di appunti sparsi, a volte un po’ confusi. Da subito però, ho capito di avere tra le mani qualcosa di veramente prezioso, come quando scarti il tuo primo regalo di compleanno da solo. L’ho aperto con attenzione e, con cura, ho scelto quali parti tirare fuori, strappandole delicatamente:

Io sono qualcuno lasciato nelle ombre del destino, che sogna lontano e vola poco.

Sono qualcuno che ha bisogno che la vita mostri il suo vero significato.

(…) Io non lotto per la vita, è lei che lotta per me.

Oggi sento che mi manca qualcosa, qualcosa che non ho mai avuto. Sento la mancanza del tempo e mi guardo indietro, non come il riflesso di chi ero, ma come un riflesso della sconfitta e del fallimento delle guerre senza vittoria.
Queste emozioni di oggi, vengono dalla parte più oscura del mio cuore. Mi affliggono e, anche se ho la bocca aperta, non escono.
Sono forti come un dolore indimenticabile… quando io cerco di parlare, mi portano a rivivere il passato e a sentire il destino che si rovescia tutto su di me.

(…) Non esistono luoghi che ho amato o che amo, perché dove c’è silenzio, arrivano i pensieri, e la prima cosa che arriva, insieme ad essi, è il dolore.

(…) Io non piango mai, ma so che le lacrime arriveranno. Sto facendo di tutto per far sì che il sorriso non abbandoni mai il mio viso.

(…) Se il mio silenzio avesse un suono, suonerebbe domande come:

È questo ciò che hai preparato per me?

È il mio destino? Sono nato per questo?”

Sento che mi è stato tolto tutto ed io darei qualsiasi cosa, persino la mia vita, per poter tornare indietro, anche se fosse solo per un minuto. Perché so che quest’ unico minuto, potrebbe darmi tutto ciò di cui io ho bisogno adesso.

(…) Per me oggi l’amore è una grande favola e la fraternità la cura per tutto.

Un segreto, alla fine del block notes, scritto al centro della pagina. Non l’ha mai rivelato a nessuno e, per questo, mi chiede di custodirlo come se fosse mio.
Ci sono molte cose che il piccolo guerriero ha scritto in quei fogli, che narrano di un dolore finora indicibile o addirittura impensabile, che adesso sta riuscendo a pronunciare con le dita, tracciando la sua storia con una penna azzurra presa dal mio astuccio e scrivendo per me, per voi, a noi.

Ma essere portatrice di questa fragile storia, non significa lasciarvi con la tristezza di una testimonianza sospesa nell’aria, con la voce di un ragazzo che cerca di dare un significato alla sua vita, forse come tutti gli adolescenti di ogni parte del mondo.
Adesso sono qui, in Angola, e voglio lasciarvi con quella fotografia che ho stampata nella mente, di un ragazzino col sorriso che disarma, con il suo modo di porgerti sempre una mano in segno di aiuto, o per darti una carezza nascosta, perché no, non può proprio mostrare agli altri la sua dolcezza.
Voglio lasciarvi con la certezza che questo ragazzo ha un meraviglioso mondo inconsapevole dentro di sé, fatto non solo di assenze e di abbandoni, ma anche di quel calore e di quell’ amore che si impara dall’origine: mamma.

Voglio dirvi, che noi educatori non abbiamo la presunzione di salvare nessuno né di fare miracoli, ma perseveriamo, speriamo, riflettiamo, amiamo e possediamo quella passione che ci fa sedere accanto ai guerrieri che ne hanno bisogno, aspettando pazientemente il riposo delle armi e quelle parole tanto desiderate: “io amo la mia vita e lotterò per essa, perché ne vale la pena”.

La fraternità, è la cura per tutto.