di Jessica Cariello

Caro maestro,
ti scrivo ora che sono tornata per dirti grazie.

Devo dire grazie a tutti i miei maestri: quelli di vita, quelli che mi hanno spinta a fare di più, quelli che mi hanno fermata, quelli che mi hanno formata.

Caro maestro, sai, l’Africa non è una terra facile. Non conosce mezze misure ed è piena di contraddizioni.
Però ogni giorno ti insegna accoglienza e condivisione, ti mostra grandi sorrisi e ti avvolge in abbracci così caldi che possono sfidare le temperature.
Allora, caro maestro, ti racconto di quattro ragazze che l’8 ottobre hanno preso un aereo e sono arrivate in un altro continente. Di educatrici senza frontiere, delle storie che custodiscono, delle mani che hanno stretto mentre i cuori si incontravano.

Ti racconto dei nostri matti viaggi per le strade della Cista D’Avorio, di quella volta che abbiamo riso fino alle lacrime, di quell’altra in cui siamo rimaste senz’acqua.
Delle emozioni che non ho saputo contenere, di quelle a cui non so ancora dare un nome.
Ti racconto di una storia fatta di sorrisi e corse verso la felicità.

Caro maestro, ti racconto di Daloa e dei suoi bambini che ti stringono forte un minuto dopo essere rimasti un passo indietro, un po’ timorosi. Del mercato dietro casa, dei taxi che procedevano lungo le strade della città nonostante nessuno potrà mai spiegare come.

Caro maestro, perfino l’acqua diventa un bene secondario quando si vive un viaggio così.
Perché Daloa è un giorno ventoso, di sole, poi nuvoloso ed infine caldissimo. Spesso tutto insieme, qualche volta con un tramonto meraviglioso.
È polvere e spazzatura bruciata ai bordi delle strade.
È Tiziana, Faras, Teodor.
È tutte le persone incontrate per strada che ci hanno guardato incuriosite e chiamate “les blanches”. Le stesse che poi si sono intrattenute in una chiacchierata in uno pseudo francese improvvisato che è incontro di culture.
E allora che importa della coniugazione dei verbi se la tua storia me la racconti guardandomi, se basta fare insieme una collana di perline per far andare un bambino a letto felice.

Caro maestro, sai, l’Africa non offre molto. A volte nemmeno il giusto. Spesso quasi niente. Eppure ti riempie il cuore. Sempre. L’Africa è una certezza: è certo che ci lascerai un pezzo di cuore.
Così sono tornata, ho raccontato, mostrato foto, proiettato video. Mi sono commossa. Mi sono ritrovata ad un punto diverso rispetto a quello in cui ricordavo di essermi lasciata. Ho visto tutti i passi fatti in avanti.

Caro maestro: grazie.
Grazie perché se sono arrivata fin qui è anche merito tuo.
Grazie per avermi mostrato come fare a correre quando credevo di saper solo gattonare, per avermi spinta oltre, fino a farmi tuffare negli occhi grandi di un bambino, fino a farmi capire che il mio posto è il mondo.