di Marina Fossati

Apri gli occhi e intorno non puoi che captare colori. Colori chiari, scuri, brillanti, opachi. Colori che ti attirano, che ti rimandano a ricordi, che ti trasmettono tristezza o felicità. Ovunque sei, ovunque vai, osservi la realtà e incontri colori che riempiono la tua quotidianità.

Così è iniziato il weekend della Valigia degli Attrezzi: la Grammatica del colore, che è stata una vera formazione. Formazione non è solamente imparare tecniche o nozioni, non è solo apprendimento di come si possa riproporre una data attività.
Formazione è regalarsi del tempo prezioso, è avere uno spazio e un tempo tutelato per riflettere su di sé, per poter sperimentare e mettere alla prova ciò che si è imparato, per porsi domande. Formazione è possibilità di crescita, di cammino, è intraprendere un viaggio di riflessione su chi siamo stati, sul “chi sono oggi” e su chi saremo.
E così è stato.

Siamo partiti dal Nero. Il nero è il nido in cui siamo nati. Il nero può essere ombra, può essere paura, ma può rappresentare anche nascita, terra madre, crescita, terra fertile. Il nero è la nostra infanzia.
Ognuno trova il suo spazio su un grande foglio bianco e iniziamo a disegnare un cerchio, a costruire un nido nero. Ci diamo dei confini, più o meno definiti e iniziamo a rendere sempre più nostro quel nido. Poi una storia: “C’era una volta il NERO…”, che racconta l’inizio del nostro viaggio alla scoperta di noi e dei colori che fanno parte della nostra vita.

Poi il Rosso entra nel nido e si interseca al nero, diventando parte fondamentale della nostra storia. Il rosso sono le nostre azioni e passioni, è il presente, la nostra vita ora. Rossi sono i fiori che nascono dal nero, sono i miei punti fermi, sono le strade che percorro per uscire dai miei confini. “E poi arrivò il ROSSO…” e la storia continua.

“E infine arriva il BIANCO…”. Il Bianco è arrivato diversamente dagli altri due colori. Il bianco è un manto freddo che ci ha avvolto mentre eravamo sdraiati nel nostro nido, è un manto che culla e pesa al tempo stesso. Il bianco è la vecchiaia, la consapevolezza. Il bianco è la luce e il vuoto al tempo stesso.

Occhi chiusi. Il nido diventa una zattera che viene cullata dalle onde del mare: il BLU. Dove stai andando? Le onde si fanno sempre più grosse: ci siamo solo io e una zattera in un mare in tempesta. Cosa fai quando sei in difficoltà? Cosa ti spinge ad andare avanti? In mano hai parole che ti hanno donato i tuoi compagni: “Vai, buttati!”, “Camminare”, “Lanciarsi”, “Non sbaglierai”. Parole legate ad una canzone a te cara in questo momento, parole che assumono un senso, che sembrano incastrarsi perfettamente con la mia zattera, con la mia direzione. Parole che diventano un motore, e la mia zattera diventa motoscafo. Schizza via verso nuove mete.

Il Blu è tranquillità, è il colore del mare e del cielo stellato. Il blu è il mio colore preferito. E così il blu diventa risposta. Sì, perché formazione significa prima di tutto porsi domande, e a volte, anche ricevere risposte.

Mare mosso e agitato dentro di me: non riesco a stare ferma. Il blu ha sempre fatto parte del mio nido, della mia zattera. Ma ora, sono in cerca di nuovi colori. “E così arrivarono il Viola, l’Arancione, il Giallo e il Verde, che diedero un nuovo volto a quel cerchio nato dal nero”.