di Annalisa Micheletti

Non esiste la perfezione. Non esiste una città o un paese ideale. Ogni luogo ha le sue luci e le sue ombre, i suoi odori più o meno gradevoli, i suoi colori e le sue tonalità di grigio. Metropoli o villaggio. Città più veloci e città più lente.

Ogni luogo vive la vita in modo diverso. È la vita che si adegua alla città o è la città che si adegua alla vita delle persone?

La terra che mi ha accolta e che mi sta ospitando è rossa e verde.

Rosso il suolo che non trova limite e si alza, continuando, con i mattoni, a delineare i contorni delle case. Verdi le terrazze di campi di riso che invadono le campagne e che risuonano sfiorate dal vento.

La terra in cui mi trovo è semplice. Semplicità di vita, semplicità nelle relazioni, semplicità nelle abitudini.

Riuscire a costruire tutto con niente, accogliere come utile tutto ciò che la natura offre: la luce del sole, le foglie di eucalipto come bicchiere, il carbone per cucinare, i sassi e i bastoncini per gioco, i tappi come ruote di una macchina di latta. È il vivere con poco che insegna ad essere creativo e a trovare sempre una soluzione.

La terra che cammino qui mi guarda con mille sguardi: attenti, profondamente affranti e svuotati, combattivi, soffici, sorridenti e speranzosi, accoglienti, diffidenti. Ognuno di loro, a modo suo, racconta la sua storia e si pone come primo canale di relazione.

La terra che respiro è lenta, segue il ritmo di piedi scalzi che ne affollano le strade, insensibili al calore e alla sporcizia. Il tempo qui sembra avere un’altra forma e acquista un altro valore. È l’occhio del tempo, il sole, a scandirne le ore. A proposito, era proprio la lentezza che stavo cercando. Le lunghe camminate per raggiungere le mete, l’attesa delle patate dolci in cottura nel pentolone; era il valore delle cose, la preziosità del riso per la fame, della terra rossa per le case, dell’acqua per la sete, di uno sguardo o di una carezza per amore; era la naturalezza dei canti al tramonto; era la praticità, l’inventarsi tutto con il niente; era l’autenticità, il piacere di scoprirsi e raccontarsi al ritmo dei passi; era la voglia di sorridere nonostante tutto.

Questa terra non è perfetta ma mi sta insegnando a spegnere la testa, accendere il petto e accarezzare con lo sguardo. Mi sta aiutando ad ascoltarmi e a superarmi. Mi sta preparando ad amare.

Per questo le sono grata e credo che questo tempo qui sia un vero dono.

E a te che leggi: buon tutto quello che desideri.