In questi giorni di “sosta”, i nostri Educatori senza Frontiere ci racconteranno il loro viaggio, il loro attraversamento di questo tempo, per non smettere di viaggiare mai, per non chiudersi mai dentro le frontiere.

Scritto da Andrea Nicolini

Ieri mattina mi arriva una notifica: “Educatori Senza Frontiere ti ha taggato in un post”. Il primo pensiero è stato: “Sta a vedere che mi tocca fare la pagina di diario… Chi mi avrà passato la patata bollente?”. “Sara Cofani ci regala una pagina da questi giorni di vita e passa il diario ad Andrea Nicolini”, e penso “perfetto! Potrebbe andare anche peggio, potrebbe piovere”.
Per fortuna poi almeno non ha piovuto, ma prendere in mano un diario dopo la pagina (e che pagina!) scritta da Sara è sempre un’ardua impresa. Questo diario pesa, pesa di tante storie e riflessioni che in queste settimane anche io mi sono ritrovato a fare, pesa di tanti spunti e pensieri che da qui in avanti farò.

Sto avendo la fortuna (e tocco ferro) di non aver perso nessuno a me caro, ma pensare che tra di noi, tra i miei amici o semplicemente nel condominio di fronte al mio, possa esserci qualcuno che in questo momento sta soffrendo per una perdita e non possa viverla come merita, mi fa quasi sentire in colpa, perchè per me è una quarantena si strana, ma più leggera delle pagine di questo diario. Per questo voglio portare un po’ di leggerezza e spero, non banalità.

Dal primo giorno di reclusione, 8 Marzo qua a Bologna, ho iniziato una “sfida personale”: non indosso mutande. Sì, che schifo, e non interessa neanche nessuno, ma prima a chi interessava che le indossassi? Se non l’avessi scritto, nessuno lo saprebbe, come nessuno lo sapeva prima che lo scrivessi (e nessuno può sapere se le indossassi o meno). Ovviamente le indossavo e per il bene comune le indosserò quando dovrò tornare a deambulare per la città, non preoccupatevi, ma se può sembrare una cosa stupida o appunto, banale, per me ha anche un altro valore.

È una sorta di piccola (detta così può far ridere) libertà in un periodo in cui (giustamente) per molte cose ne siamo stati privati. È una sorta di “chissenefrega” quando di “chissenefrega” possiamo averne pochi, ecco. Invece di pretendere la mia libertà scendendo in piazza per il 25 di Aprile e contribuendo a far riacutizzare i contagi, la mia libertà è questa. É una cavolata, ma ogni mattina prima del caffè quando scrivo su un foglio appeso al frigorifero il numero che cresce (e siamo a 47!), mi viene da sorridere, che credo sia una cosa abbastanza importante di questi tempi. Magari finirò anche nel libro dei Guinness un giorno…
Quindi spero di avervi lasciato un sorriso e se pensate un sincero “che cretino!” in fondo me lo merito, tanto gli ESF sono anche questo!