Durante il nostro viaggio in Romania, abbiamo conosciuto Arianna Francescato, una studentessa in stage. Ci ha scritto una testimonianza della sua esperienza a Panciu e siamo felici di pubblicarla sul nostro sito.

Scritto da Arianna Francescato

Non era fra i piani andare a Panciu. Il progetto a cui ho fatto parte era programmato per essere a Bucarest, poi, una decina di giorni prima della partenza, la nostra responsabile chiama me e un altra ragazza e ci propone come alternativa questo piccolo villaggio della Vrancea. Ho dovuto pensarci un po’ prima di accettare. Abituata a vivere a Torino da sei anni, con i suoi svariati locali, gli eventi frequenti e i migliaia di studenti, titubavo un po’ all’idea di ritrovarmi in un posto di 8.000 anime, dove non è improbabile vedere qualche carretto trainato da un cavallo fermarsi davanti alla tua porta e dove qualsiasi distanza si riduce al punto quasi da poterle contare in passi. Ci avevano anche messo in guardia che a Casa volontari il riscaldamento non c’è e l’acqua calda neanche, e se li vuoi, devi far pratica con le sobe (stufe a legna), e che, nel far pratica con Le sobe e con la legna, non è così inusuale prendersi Le pulci. Effettivamente le pulci le abbiamo prese, le stufe le abbiamo odiate, il freddo l’abbiamo patito; a volte abbiamo sentito il bisogno di allontanarci dai pochi volti visti e rivisti ogni giorno, dalle stradine, sempre le stesse, percorse decine di volte in una giornata e dalla routine delle settimane, che scorrevano, senza troppe variazioni o cambiamenti. Ma nonostante tutto questo, se qualcuno mi chiedesse se è stata una bella esperienza, la mia risposta sarebbe, “Assolutamente si”. E perché? La risposta è facile, chiara, sincera.. È grazie a quei faccini sporchi e sorridenti che ogni mattina arrivano al Centro e che fin dal primo giorno si mostrano più accoglienti di qualsiasi altra persona, nella maniera più semplice ma efficace che si possa immaginare, prendendoti per mano e regalandoti un sorriso. Loro che ogni giorno escono dalle loro case dai muri troppo piccoli per contenere tutte le persone e i problemi che ci abitano dentro, si incamminano su per le salite fangose di Valle Brazi, e si dirigono verso l’Asociatia Lumea Lui Pinocchio. E lì, una volta attraversato il cancello, sanno di potersi dimenticare di tutto: delle loro vite di bambini forzati a diventare adulti troppo in fretta; delle parole di chi, incurante della loro età e insensibile alla loro tenerezza, già li discrimina per le loro origini; dell’affetto che spesso gli viene negato. E per un paio d’ore al giorno, tornano ad essere come qualsiasi altro bambino, con un pennarello in mano e un pallone nell’altra. E ad un certo punto, col passare dei giorni, loro diventano la tua forza, i tuoi generatori di energia positiva, il motivo per cui rimani a Panciu. Per cui quella che è partita pensando di dare un aiuto, sono io, e invece, alla fine, a darti veramente qualcosa sono loro, i bimbetti sorridenti dalle storie tristi e il grande coraggio, che senza neanche saperlo ci danno una mano più grande di quanto possa darci chiunque altro, lì, in quel villaggetto che lascia il segno.. “Esiste una verità più profonda dell’esperienza , che sta al di là di ciò che vediamo, persino di ciò che sentiamo. E’ una categoria di verità che separa ciò che è profondo da ciò che è soltanto razionale: la realtà dalla percezione. Di solito questa categoria di verità ci fa sentire inermi, e capita che il prezzo da pagare per conoscerla, come il prezzo da pagare per conoscere l’amore, sia più alto di ciò che i nostri cuori sono in grado di tollerare. Non sempre la verità ci aiuta ad amare il mondo, ma senza dubbio ci impedisce di odiarlo. L’unico modo di conoscerla è condividerla da cuore a cuore.” Gregory David Roberts