Scritto da Sara Pezzotta

Dicono che le isole nel mondo siano tutte conosciute, disegnate sulle carte, scritte sui testi topografici. Non esistono isole sconosciute. Devi essere un pazzo, un folle, un visionario a pensare che esista un’isola che non sia stata ancora scoperta.

L’Isola d’Elba è una meta turistica, è tremendamente vicina alla terra in cui vivi, gli isolani capiscono perfettamente la tua lingua, che tu sia del nord o del sud Italia, la vegetazione è fitta, il mare è blu, l’aria è vento che pulisce.

Che cosa non conosci, che cosa non sai del mare ad agosto? Che cosa ti manca? Cosa stai cercando?

La navigazione è un tuffo nel mare a capofitto, imparo a respirare sott’acqua e stare in apnea nel mondo. Non vedo turisti, non sento parlare la mia lingua, c’è solo un bosco e una terra che odora di silenzio. Prendo il ritmo ed entro nei racconti dei naufraghi incontrati. Intrecciamo le nostre mani, le nostre braccia, i piedi, le gambe, stringiamo sempre più forte un cerchio indistruttibile di storie e identità e con questa forza costruiamo una zattera.

La zattera, composta da ogni pezzettino di storia vissuta e raccontata, è forte, è stabile, galleggia, provate ad abbatterla e distruggerla, non è la pioggia, non è il sole di mezzogiorno, non sono le onde a rompere questo piccolo ma grande intreccio di vite.

La zattera c’è, l’equipaggio anche, mani, piedi e testa ci sono. Siamo pronti a partire per l’Isola Sconosciuta. Serve qualcuno che remi, qualcuno che avvisti la rotta, qualcuno che assaggi il vento e predica il tempo che farà, qualcuno che bilanci il peso degli altri. Servono le nostre vite e il lavoro di squadra per stare in equilibrio. Quando sei su una zattera in mezzo al mare non puoi rimanere fermo, anche guardare è movimento. Cercare qualcosa di te che non hai mai guardato, non hai mai visto e sono gli altri, quelli che hanno aperto il loro viso all’orizzonte che ti diranno chi sei.

Il vento è il nostro respiro, il mare la nostra coperta di esperienze, la terra la nostra speranza. E allora andiamo, continuiamo a cercare noi stessi in mezzo al mare, ogni piccola parte di noi, quella che non c’è o che non si vede, la dobbiamo trovare prima o poi, insieme.

Solo navigando ho scoperto quante isole sconosciute esistano nel mare, anche quello più vicino. Quante storie, quanti pezzi di te sono sparsi nel mondo e a te non resta che andare alla loro ricerca, non puoi rimanere ferma, alzati e cammina, naviga, vola, respira, vivi. Non smettere mai di cercare te stessa, non smettere mai di cercare la tua Isola Sconosciuta, che sia in un mare lontano o sotto casa sull’asfalto o negli occhi di un colore diverso dal tuo. Non chiudere mai quegli occhi, cerca sempre l’orizzonte e scruta per vedere se riconosci parti di te che ancora non vedi. Fatti accarezzare dagli altri, fatti bloccare se vai troppo forte, lasciati spingere se sei troppo lento, cerca il ritmo con il mondo quando sei sopra una zattera. E quando finalmente ti sei trovato, viviti la gioia di averti scoperto, abbraccia i tuoi fratelli per averti accompagnato e aver condiviso un viaggio in mare insieme e poi, impugna il remo, e continua a navigare.

 

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