di Eleonora Negroni

Uayaramerin, 17 Luglio 2018,

Una giornata diversa dal solito. Sveglia alle 5.00 per partire alle 6.00 da Riberalta, destinazione Guayaramerin. Il caldo afoso ci accompagna sin dalle prime ore del mattino e dopo qualche ora di viaggio ed una sostanziosa colazione al mercato siamo arrivate alla scuola di San José. Un cancello leggermente arrugginito si apre davanti a noi: studenti di ogni età con vestiti bianchi e rossi passeggiano, chiacchierano, giocano nel grande giardino di terra rossa della scuola. Tutti ci guardano da lontano, in molti ci salutano e forse cercano di capire cosa ci facciamo lì, per il loro primo giorno di scuola dopo le vacanze. Ed anche per noi é un po’ il “primo giorno di scuola”: proprio a Guayaramerin iniziamo i nostri “taller” con gli studenti e gli insegnati nelle scuole. Nei giorni precedenti abbiamo preparato il nostro “zaino” programmando le attività nel nostro piccolo salotto, organizzando tutti i materiali e realizzando quelli mancanti. Abbiamo poi indossato il vestito migliore e siamo partite da casa. Così quando ci mostrano l’aula che abiteremo tutto il giorno, iniziamo subito a studiarla e a farla nostra come avevamo immaginato: i tavoli contro il muro e le sedie disposte in cerchio. Apparecchiamo i tavoli con tutti i nostri materiali e, anche se ancora un po’ assonnate, aspettiamo l’arrivo degli studenti con il cuore in gola, la voglia di conoscere i nuovi compagni di viaggio.

I primi giorni di scuola però non sono tutti uguali, alcuni si ricordano perché più speciali di altri ed il mio a Guayaramerin lo è stato anche grazie a Irma.

Irma fa parte del gruppo di professori che incontriamo nel pomeriggio e da subito si distingue da buona parte di loro: arriva in orario, con il suo quaderno, il suo piccolo asciugamano ed un desiderio evidente di esserci. Iniziata l’attività, in un momento di condivisione a coppie, ci troviamo l’una di fronte all’altra, la osservo con attenzione.
Irma è una donna di circa 60 anni, capello corto, pelle color mattone, un volto che racconta una vita vissuta, occhi scuri e vispi ed un grande sorriso che mi accoglie sin dal prima sguardo.
Parliamo del lavoro all’interno di un equipe, nella sua immensa semplicità mi mostra la sua creazione, che rappresenta un albero. Questo è per lei il lavoro con i colleghi all’interno della scuola: un piccolo albero che ha bisogno di radici forti per mantenersi in equilibrio e per poter crescere donando i suoi frutti indispensabili per gli studenti. Continuiamo il nostro confronto e tra una parola in italiano ed una in spagnolo le chiedo che materia insegna a scuola. Irma non é una professoressa ma una segretaria della scuola di San José.
Una segretaria fuori dal comune, una donna che a più di 60 anni accoglie la proposta e si mette in gioco nelle attività che proponiamo al gruppo. Tra costruzioni di lego, fogli bianchi da riempire con parole dedicate al proprio maestro, intrecci di fili di lana colorati e tanta condivisione Irma é presente, cosciente di quello che sta accadendo.

Alcuni professori entrano ed escono distrattamente dalla stanza, non partecipano attivamente o si perdono dietro ad uno schermo. Irma no, si lascia guidare, si fida di quello che le viene proposto e non riesce per un attimo ad allontanare il sorriso dal suo volto.
La segretaria Irma é quella che la mattina saluta tutti gli studenti e li chiama per nome;
la segretaria Irma si avvicina se vede che é una giornata no per uno studente;
La segretaria Irma é quella che tiene compagnia a chi viene cacciato fuori dalla classe;
La segretaria Irma ascolta i propri studenti e li abbraccia di tanto in tanto.
Irma ha deciso di essere qualcosa di più di una semplice segretaria per gli studenti della scuola San José.

Irma ha deciso di andare oltre ai fogli di carta da compilare, al telefono a cui rispondere, agli appuntamenti da programmare e all’ufficio in cui rinchiudersi.
Irma ha deciso di essere umana e di trattare gli studenti non come numeri in una scuola ma come esseri umani con un cuore e a volte con qualche difficoltà da affrontare più grande di loro.

In un paese come la Bolivia, dove l’intensità, la purezza e l’autenticità dei colori dei paesaggi entrano in un folle contrasto con la realtà delle relazioni umane a volte intrise di crudeltà e ipocrisia, ci sono persone come Irma che decidono di coltivare la propria umanità. Nonostante tutto.

Terminate le attività decidiamo di leggere qualche pensiero che ci hanno lasciato la mattina gli studenti, in merito alla cosa più importante per loro all’interno della scuola di San José.

La guardo, sugli occhi un velo lucido e i lineamenti del volto tesi che le donano una luce ed una forza immense.

Voglio essere come Irma