Dopo molti mesi dal viaggio in Honduras, Matteo è riuscito a raccontarci quello che ha vissuto.

Scritto da Matteo Cortesi

Non ho ancora scritto l’articolo di viaggio… forse per molti può essere una semplice dimenticanza o non voglia ma non è così.  Mi ritrovo qui a scrivere e a pensare e so che qualche mese dopo la mia laurea di Novembre partirò per il Madagascar per cinque mesi. E così, inevitabilmente, inizio a capire tante cose del viaggio in Honduras a Casa Juan Pablo II . Tante immagini che ora ricorrono, tante domande che diventano risposte, e alcune risposte si tramutano in domande. Parto dal cielo stellato, sì dal cielo. Il cielo che per un mese mi ha accompagnato con i mie compagni: Berto, Gianni, Salva e Davide. Un cielo che non mi aspettavo di trovare, un cielo pulito, un cielo che ti fermava il respiro tutte le sere prima di andare a letto. Ti faceva sentire pieno e vuoto, felice e triste, e che nella sua straordinaria presenza ti invitava semplicemente a guardarlo. Be forse qui c’era tutto. Solitamente non mi capitava di alzare lo sguardo e pensare. Il tempo si fermava sotto quelle stelle e risuonavano in me tante delle cose che avevo sentito durante l’anno di formazione. L’autosovversione dello sguardo al mio “mondo interno” del quale ho avuto sempre paura, il “denudarsi” da qualsiasi contorno per capire quello che stavo vivendo ha decifrato le parole che non da solo stavo scrivendo nel mio cuore.

E allora sto capendo che Educatori senza frontiere non è una mera occasione dove mi posso fermare a dire “Che Bello!!”.  No!!! Oltre alle emozione c’è un ribaltamento, c’è un’appartenenza. C’è che questa cosa ti cambia. La logicità, i confini della nobile razionalità li ho messi per un attimo da parte e ho voluto ascoltarmi.  

E poi mi ritornano in mente i diversi spettacoli che con i ragazzi di Casa Juan Pablo abbiamo portato nelle scuole del paese, in particolare quello della scuola nella foresta. Gli sguardi dei bambini, gli sguardi degli insegnanti e delle persone che vivevano lì dove, immersi nella povertà, mi hanno donato una ricchezza immensa. Non avevo mai fatto il Clown e tanto meno teatro ma quel mettersi al servizio del gruppo  e anche di me stesso mi ha dato tanto.

Quel vaso pieno di domande che fino ad ora avevo custodito e forse temevo di aprire ora si è stappato ed esige da me una certa serietà nel non perderlo.  Non siamo ai titoli di coda perché voglio riempirlo ancora….

Grazie Casa Juan Pablo perché ora anche se non sono lì guardo sempre il cielo ed è come se ritornassi, grazie Hermanos di viaggio per avermi accompagnato in questa esperienza.

Come ha detto Don Antonio in uno degli ultimi incontri “La vita è un poema”.