Scritto da Giorgia Dell’Uomo

Quando abbiamo iniziato con l’esperienza degli incontri on line del percorso de “L’atelier del corpo”, eravamo nel pieno di questa nuova esperienza di emergenza sanitaria che ci vedeva tutti coinvolti, in modi diversi, ma nessuno escluso. Ognuno di noi in quel momento si è ritrovato di fronte a sé stesso, con le proprie paure, i propri limiti, ma anche con le proprie risorse per saper affrontare il cambiamento.

Io per prima ho preferito un tempo di non azione, un tempo di ascolto e osservazione di ciò che si muoveva dentro di me e ciò che stava fermo intorno a me.

Ci siamo incontrati virtualmente ad aprile, a maggio e a giugno e così abbiamo avuto la possibilità, attraverso delle semplicissime pratiche che mettevano al centro di tutto il nostro corpo, di osservare le evoluzioni, di osservare come il nostro centro si spostasse sui diversi piani: emotivo, fisico e mentale, a seconda delle azioni che eravamo costretti ad agire o di quelle che noi decidevamo di agire.

Inizialmente ero molto scettica nel tradurre virtualmente la mia proposta formativa, che ha come protagonista la presenza fisica, il vissuto fisico nella relazione educativa. Alla fine ho dovuto ricredermi, perché ancor di più ho capito che se io per prima non riesco ad osservarmi ed ascoltarmi, nella mio spazio interno ed esterno, non potrò realmente incontrare l’altro. Ho scoperto ancora una volta come ognuno di noi ha difficoltà da solo a ritagliarsi dei momenti per sé e a sapersi guidare. Abbiamo sempre la sensazione di aver bisogno della guida di qualcun’ altro, anche se nella nostra vita spesso ricopriamo proprio il ruolo di guida per gli altri. Questa esperienza mi ha dato la possibilità di incontrare l’altro, di poter prendere l’energia e la spinta per muovere le mie azioni, le mie emozioni, ma allo stesso tempo mi ha dato la possibilità di dover mettermi in gioco ancor di più, sola nella mia stanza ed essere per prima guida di me stessa.

E adesso, a tutti gli effetti, sarà tempo di rimettersi in cammino, cammino che ci porterà ad Ottobre, quando finalmente, speriamo, potremo rincontrarci dal vivo ne “L’atelier del corpo”.

“[…] Una delle esperienze più straordinarie della vita è camminare con qualcuno nella natura, parlando di tutto e di niente. La conversazione non distrae i due che camminano, e a volte qualcosa del paesaggio impone il silenzio, impone senza costringere. L’apparizione di quest’albero ha fatto sorgere in me un silenzio di grande bellezza. Per qualche istante non avevo più niente da pensare, da dire, da scrivere e persino, sì, più niente da vivere. Ero sollevato qualche metro da terra, portato come un bimbo tra le sue braccia verde scuro, rischiarate dalle lentiggini del sole. Ciò è durato qualche secondo e quei secondi sono stati lunghi, così lunghi che un giorno dopo durano ancora. Non ritornerò a vedere quell’albero, o forse lo farò fra molto tempo. Quello che è successo ieri mi ha appagato. Mi sembrerebbe vano pretendere che si ripeta. Vano e inutile: in una manciata di secondi, quell’albero mi ha dato abbastanza gioia per i prossimi vent’anni almeno.”

(Christian Bobin)