di Monica Colombo

“Prendersi cura” significa avere un interessamento premuroso e solerte per un oggetto che impegna sia il nostro animo che la nostra attività, prendersi cura di qualcuno o di qualcosa, occuparsene attivamente, provvedere alle sue necessità, alla sua conservazione. 

“Cura” è la prima parola che mi viene in mente se penso ad Ambalakilonga. 

Cura per il luogo, gli spazi, le risorse. 

Cura per qualche malanno di stagione.

Cura per chi si incontra, dentro e fuori dal cancello, e ha bisogno di aiuto.

Cura verso chi arriva ed è solo di passaggio.

Cura verso chi arriva per restare. 

Il tre agosto ad Ambalakilonga sono arrivati quindici nuovi ragazzi. Quindici nuove personalità, età diverse, provenienze differenti. Ognuno con la propria storia e il futuro tutto davanti a sé.  

Ad ognuno di loro è stato assegnato un tutor, un ragazzo più grande, in modo da avere una guida, un supporto, nelle prime settimane di vita all’interno della comunità. Qualcuno che possa prendersi cura di te anche nelle piccole cose. Qualcuno che ti porti a scoprire gli spazi, quelli che solo chi vive quotidianamente la comunità come la propria casa può conoscere e capire. Qualcuno che ti possa trasmettere ciò che a sua volta ha appreso da qualcun altro. 

“Togli i gomiti dal tavolo” ha detto uno dei grandi ad un nuovo arrivato, mentre pranziamo, mimando subito dopo la postura corretta delle braccia. 

Ho guardato quel piccolo corpo seduto di fronte a me, spaesato, che ha eseguito con attenzione ciò che gli era appena stato detto. Ho visto la cura e la competenza nel voler trasmettere un insegnamento appreso in precedenza da qualcun altro e la dolcezza nel voler guidare chi quel mondo deve imparare ancora a conoscerlo. 

E così, giorno dopo giorno, osservo i visi distendersi, abituarsi, conoscere, abitare gli spazi come propri in un modo così naturale e vero che mi lascia senza parole. 

Bambini e ragazzi abituati a cavarsela da soli che si ritrovano da un momento all’altro in una famiglia allargata che li vede e li riconosce. 

Bastano pochi giorni per vedere i legami formarsi e per scoprire l’importanza di prendersi cura del luogo e delle persone. 

Basta sapere di essere visti, davvero, e tutto assume un sapore diverso: quello della cura. 

È anche questo che si impara e si insegna ad Ambalakilonga.

Vuoi diventare anche tu un educatore senza frontiere? Contattaci a: formazione@educatorisenzafrontiere.org