di Giulia Dominici
5/8/2025 Ivoamba
Stamattina sveglia alle 6.30, sonno, riusciamo a tirarci su dal letto con Ester alle 7.50, colazione, sigaretta, recuperiamo i materiali per le attività, scarpe da trekking e si esce dal cancello blu…
È pieno di gente al mattino che cammina, che sta nei campi, che vende cose fritte (buonissime), frutta e pollo già cotto.
Lungo la strada tutti ci dicono “salama” (ciao) noi sorridiamo e rispondiamo lo stesso.
Camminiamo un’ora in mezzo a risaie, ponti fatti con i tronchi che ci passano sopra, zebù che non sono così amichevoli (quando scappano i malgasci scappa anche tu), polli, galli, pulcini. Poi passiamo dentro ad un villaggio che ha tutta una strada in salita, tipo mulattiera ma di terra rossa scavata dall’acqua, tutte le strade sono così qui intorno, eppure loro ci passano con i motorini, le moto, macchine e bici. Incontriamo persone con le borse di paglia sulla testa, qui ci trasportano tutto!
Passiamo all’interno di una “fabbrica” di mattoni, la terra qui è bianca, argilla.
E poi leggiamo un cartello con su scritto: Ivoamba! Arrivati! Le persone del paese ci salutano quasi tutte, poi la musica…
Un piazzale enorme la chiesa da una parte la scuola dall’altra, musica altissima che esce da delle casse giganti e tantissimi bambini che ballano, entriamo in chiesa posiamo le nostre cose e usciamo a ballare anche noi, emozione…l’animazione è la stessa in tutto il mondo!
Che figata! Abbiamo ballato tantissimo, qui tutti ballano! Tutti hanno sempre la musica, sembra che i malgasci non amino il silenzio.
Io oggi sono con il gruppo dei piccoli, 3/6 anni, ma in realtà ce ne sono di più piccoli, saranno una cinquantina solo loro. Sono curiosi, non hanno il senso del proprio spazio vitale, loro ti osservano da vicino, ti toccano, ti abbracciano, vogliono che tu dia loro la mano, ti chiedono come ti chiami e noi facciamo altrettanto.
Stamattina abbiamo dipinto su un telo facendoci rotolare sopra delle palline inzuppate nella tempera, avevano schifo di sporcarsi le mani, non volevano sedersi a terra, poi si sono sciolti e prima del gioco successivo sono tutti andati a lavarsi le mani.
Pranzo, i bambini vanno a casa, alcuni che abitano più lontano si sono portati dei pezzi di legno verde che rosicchiano e poi sputano via: la canna da zucchero.
Maria ci spiega che li mandiamo a pranzo alle 11.30 perché sono affamati, alcuni non mangiano dal giorno prima a pranzo.
Dopo pranzo i bambini hanno notato che avevo ancora le mani macchiate di un po’ di tempera e cercavano tutti di pulirmele, anche i pantaloni, la cosa mi ha fatto molto ridere, io non ci avevo proprio fatto caso.
Siamo poi scesi al campo passando dentro al paese che ha una strada che non è una strada, con me per mano c’è questo bambino dal cappottino rosso lui è scalzo, io con le scarpe da trekking.
Finite le attività salutiamo tutti: veloma! (arrivederci)
Per la strada del ritorno tutti ci salutano con veloma anche se non ci conoscono, un signore a me e Greta, rimaste più indietro, ci saluta con un “good morning”.
Dopo l’ultima salita salutiamo Maria, Chantal e Larissa che nel frattempo ha finito il turno ad Ambalaki e ci sediamo davanti al cancello blu per una chiacchierata, stanchi, sudati, rossi di sole, col cuore sazio.


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