Quest’anno gli educatori e le educatrici senza frontiere non partiranno. Ci prenderemo il giusto tempo per rigenerarci ed essere pronti a preparare nuovamente lo zaino e portare avanti i nostri progetti in giro per il mondo.
Vogliamo però raccontare i nostri viaggi, partendo dalle foto più significative.
Buon viaggio insieme a noi.

Scritto da Giorgia Dell’Uomo

Dopo sette mesi sono di nuovo su un treno che mi porta da Torino al mio paese di origine, dai miei genitori. Non ricordo nemmeno quanti anni sono che per un tempo così lungo non prendo un treno, un aereo, o viaggio su una carovana. Mentre il paesaggio scorre dal finestrino penso che questo sarà il primo agosto dopo 13 anni che passerò a casa senza partire per qualche luogo più o meno lontano, che siano delle piazze da rallegrare con il teatro di strada, o delle terre straniere in cui mettersi in gioco come educatrice, clown e persona.

In questi 13 anni i miei occhi hanno visto i colori e le sfumature della Romania, dell’Albania, dei Balcani, dell’Honduras, del Brasile, dell’Italia, e man mano che faccio la lista mi affiorano mille immagini, mille occhi, mille mani che ho avuto la possibilità di incontrare, che mi hanno dato la possibilità di crescere, di mettermi in discussione, di scoprire le mie debolezze e i miei punti di forza, di costruire pezzettino dopo pezzettino la mia strada. E allora cerco di trattenere alcune di quelle immagini che mi affiorano nella mente, che fanno parte dei miei ricordi più preziosi. Decido di soffermarmi su una immagine, decido di raccontarvi la storia di una foto in particolare.

Questo è stato il mio primo viaggio con Educatori senza frontiere, era l’agosto del 2014 ed era l’Honduras. Con i ragazzi ospiti di Casa Juan Pablo II abbiamo lavorato alla costruzione di uno spettacolo di circo e clownerie e siamo partiti in carovana viaggiando sulla costa hondureña. Eravamo il Circo Carovana e avevamo la possibilità di esibirci in varie realtà, come centri di accoglienza per donne maltrattate, centri per minori a rischio, orfanotrofi, scuole delle zone periferiche del paese. I nostri ragazzi potevano mettersi in gioco in modo diverso ed essere giudicati solo per quello che erano lì in quel momento, su quella scena: dei buffi clown, dei giocolieri o degli acrobati.

L’Honduras si è mostrata ai miei occhi come una terra intrisa di storie dense e con molte difficoltà, una terra che ti obbliga ad aprire lo sguardo, ad ampliare la tua capacità di ascolto. Così ricca di bellezza, ma anche così violenta, così aspra, che ti pone mille domande e poche risposte.

I primi spettacoli i ragazzi del Circo Carovana erano agitati, per la prima volta erano i protagonisti di una storia nuova, non fatta di violenza, di bande o di dipendenza, ma avevano la possibilità di regalare un’ora di bellezza a ragazzi, donne, bambini come loro, che arrivavano da luoghi e percorsi difficili. Il primo spettacolo a San Pedro Sula eravamo ospiti di un centro per ragazze e donne maltrattate ed è stato il momento in cui i nostri ragazzi hanno capito quale fosse il vero significato di essere lì, del perché facessimo quello spettacolo e ci intrattenessimo con loro anche dopo. Non era solo la prima volta che vestivano quegli abiti buffi e colorati, ma era anche la prima volta che si ponevano in modo diverso davanti ad una donna.

L’Honduras è un paese in cui il machismo è molto radicato, in cui la donna ha una libertà limitata, non può essere totalmente sé stessa e dove spesso è la vittima, è considerata inferiore o di proprietà dell’uomo. Quel giorno i nostri ragazzi hanno avuto la possibilità di rapportarsi a quelle donne in modo diverso, si sono presi cura in qualche modo di loro, essendo lì per loro, potendo parlare e stare con loro senza malizia, senza altri fini, con gentilezza.

Io credo fermamente che strumenti come il circo, il clown e tutte le forme di arte, insieme all’educazione, possano essere rivoluzionari, perché hanno la potenza di creare uno spazio di accoglienza e possibilità, uno spazio colmo di meraviglia, curiosità, in cui tutti, in un modo o nell’altro, ripartiamo da zero, viviamo in quel momento come fosse la prima volta e abbiamo la possibilità di riscrivere la storia.

Alla fine di quel viaggio provai a riscrivere quella storia, forse in maniera un po’ naïf, ma era l’unica che rispecchiasse come quel viaggio mi avesse attraversata, e forse, travolta.

“Che fine ha fatto la magia?
La cerco e non la trovo…
Forse è andata via o forse tornerà di nuovo.

Si è messa in viaggio la magia…
E’ volata in uno zaino, abbracciata stretta stretta tra i vestiti, i sogni e le paure.
E’ finita su quelle colline, tra gli alberi dai profili disegnati o, forse, nelle foreste fitte fitte di palme che nascondono case e occhi curiosi.

Ha camminato la magia…
Ha percorso strade polverose, nelle pozzanghere ha cercato il suo riflesso e ne ha trovato altri a fargli compagnia.
Si è messa in gioco la magia, ha scalato piramidi di piccoli uomini che si tenevano per mano.
Ha giocato nascondendosi nelle tasche di un sacchetto, sfogliando le pagine di un giornale e mostrandosi sui volti stupiti di grandi e di bambini.

Ha rischiato la magia…
Si è incastrata nelle canne dei fucili di soldati e sorveglianti, spesso troppo piccoli e indifesi per abbracciare quel ferro così freddo e disumano.
E’ rimasta ferma davanti alla violenza di qualche uomo, davanti il viso di una donna consumata, violata e di certo non amata.
Si è persa nel buio e negli odori di un parco che non mostra bambini sulle altalene, ma nasconde vite al loro ultimo respiro.

E’ scappata la magia…
E’ andata verso il mare, si è tuffata e ha nuotato anche se non lo sa fare, perché si è fidata di quei pesci colorati che la tengono a galleggiare.
Salta forte la magia, aspetta le onde e le oltrepassa con tutta la sua energia, con tutto il suo stupore.

E’ esplosa la magia…
si è tinta di colori e si mostrata ai nostri occhi, dietro i vetri di un pulmino e le tende di un sipario.
Ha il viso mascherato da quella maschera che non nasconde, ma che mostra le nostre debolezze e le trasforma in meraviglie da mirare.

E’ magica questa magia…
perché sa come toglierti il respiro e sa farti emozionare proprio quando pensavi di non saperlo più fare.

L’ho ritrovata la magia…
Ora la tengo stretta, perché quando chiudo gli occhi, posso risentire la pioggia che scioglie il trucco sul mio viso. Posso vedere i contorni delle colline disegnate che si fanno più nitidi e più morbidi, per accogliere i miei sogni.”