Scritto da Giulia Ranaldi

Du-du e’ Eduardo, ma tutti lo chiamano Du-du. Sono passati sette giorni da Du-du.

Per sette giorni ho pensato a Du-du e finalmente la mano mi da’ retta.

Du-du sta seduto insieme ai suoi compagni dell’ ultima classe d’ asilo, nei tavoli piccoli della mensa, ad aspettare la colazione.

Le bambine, un tavolo piu’ in la’, mi chiamano e mi vogliono come fossi fatta di cioccolato bianco. Gli strizzo l’occhio da lontano e sto a parlare con la Maestra, capelli lunghi, volto pulito, giovane ma esperto. Mani che attraggono, affusolate. Superficialmente mi lascio andare al suo modo di fare, al suo smalto nero (unico punto di vanità) le vedo addosso un trabajo sentito ed educato all’ educazione.

Ma Du-du non sta fermo con le mani, afferra quelle degli altri vicino a lui, lo richiama uno, due, forse tre volte.

Du-du ha un ritardo, mi dice.

Du-du

che senza parlare, sorridermi e guardarmi, mi ha visto dentro agli occhi.

Du-du,

smilzo, pallido e moro.

Ma Du-du non sta fermo con le mani.

Lei, l’ avamposto, dolcemente lo solleva su per le ascelle, dolcemente lo accompagna in fondo nell’ ultimo tavolo della mensa, dolcemente gli preme sulla schiena per farlo sedere.

Torna indietro, una breve risata svela la sua incertezza , cerca nervosa il consenso nello sguardo delle altre maestre. Riceve solo silenzio, di plastica.

Du-du ora ci da’ le spalle, a pochi metri dall’ intera classe e a uno in piu’ da me. Me, che ero stata il motivo del suo agitarsi, chiamava la mia attenzione, perche’ ero nuova, ero speciale, ero da scoprire. Ero rottura del quotidiano, spesso lungo. Ero cibo per l’ affamato di considerazione.

Le bambine mi chiamano, si agitano, chiamano la mia attenzione. La Maestra le richiama, una, due forse tre volte, ma la Maestra è comprensiva e le lascia fare perchè sono nuova, sono speciale, sono da scoprire. Sono rottura del quotidiano, spesso lungo. Sono cibo per le affamate di considerazione.

L’ esilio di Du-du dura pochi minuti, l’ imbarazzo della ”Maestra fa tana libera Du-du!!!”.

Nessun bambino ha avuto il tempo di accorgersi della sua assenza.

Ma quanto sono durati quei cinque minuti per Du-du?

Quanto sono costati quei cinque minuti a Du-du?

Per quanto tempo si e’ sentito disertore, inadeguato, incompreso?

Ma Du-du e’ piu’ forte della condizione dell’ ultimo banco in fondo alla mensa.

Seduto di spalle a quello che avrebbe dovuto essere,

gira la testa e guarda i bambini del primo anno, gli fa una smorfia, poi due, poi ancora.

Du-du costruisce ponti

tra la sua Isola e il Continente, a volte e’ difficile perche’ le onde sono piu’ alte.

 

Porto Alegre, Brasil, 28 abril 2014

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