di Giorgia Martusciello
“Ma se soltanto vedessi la bellezza che può nascere dalle ceneri” dice il Signor Méndez a Will ne Il Circo della Farfalla.
Quando ho scoperto che avrei partecipato al Campus all’Isola d’Elba mi sono emozionata, anche se ne sapevo quasi nulla. Ho iniziato quindi ad informarmi, leggendo sul sito gli articoli dei Campus precedenti, cercando su internet, chiedendo a chiunque scoprivo fosse già stata alla Mammoletta. Cercavo di saperne un po’ di più, di prepararmi.
Prima di partire per l’Elba, non mi sentivo preparata.
Sentivo di avere poche informazioni, pochi strumenti, poche idee da portare.
Quando sono arrivata all’Elba, ho avuto la conferma che, effettivamente, non ero preparata.
Ma non perché avessi poche informazioni, pochi strumenti o poche idee, ma perchè credo che, in fondo, non si possa essere veramente preparate per quello che si vive alla Mammoletta.
E quindi mi sono affidata. Mi sono affidata alle mie compagne di viaggio; mi sono affidata agli sguardi, alle parole e ai silenzi dei ragazzi e delle ragazze del Campus; mi sono affidata alle mie emozioni.
Il tema di questo Campus è stato “l’avamposto”: come esploratrici ed esploratori, abbiamo visitato isole e scoperto nuove dimensioni individuali e collettive; noi volontarie abbiamo accompagnato il gruppo in questo viaggio, e al tempo stesso ci siamo accompagnate, tra di noi, nel fare lo stesso.
Un viaggio nel viaggio, fatto di sguardi persi a colazione, di “come stai?” che vogliono saperlo veramente, di sorrisi che scoppiano all’improvviso suonando il bastone della pioggia, di vestiti impregnati di fumo di sigaretta, di momenti no, di battaglie in corso; di parole tenere, di parole affilate, di parole che ti smuovono dentro.
Un viaggio di occhi attenti che non perdono un dettaglio, occhi velati di lacrime o di ombre, occhi che brillano.
Un viaggio con il vento in faccia sulla barca a vela.
Un viaggio di piccoli gesti di cura quotidiana.
Un giorno a pranzo parlando con un ragazzo della Comunità, gli raccontavo di come fossi rimasta sorpresa dalle attenzioni e dalla cura che avevano gli uni nei confronti delle altre. Non c’è questa cura nel mondo fuori: il mondo fuori dalla Mammoletta non permette sempre questi livelli di comunicazione, di ascolto, di presenza.
Lui, sorridendo, mi ha risposto “Pensa che noi a volte ci diciamo che non ci guardiamo abbastanza.”


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