di Elisabetta Pagliuca

Prendi un gruppo di insegnanti, dividili in squadre e…Lasciati stupire!

È quello che è successo durante una delle nostre giornate di formazione. Protagonisti, docenti di Mărășești e dintorni sia della scuola primaria, sia della scuola secondaria.

Abbiamo proposto delle attività ludiche, dei giochi da sperimentare e poter poi replicare nei propri contesti.

Competizione, ma anche collaborazione, fiducia e spirito di gruppo. Divertimento, sfide, ma anche riflessioni su quanto sia importante il gioco e su quanto spesso, presi dalla frenesia della routine e dal nostro ruolo di adulti, ci dimentichiamo di giocare, o non ci concediamo il permesso di farlo, dando per scontato che sia sol una prerogativa dei bambini e delle bambine. Per un paio d’ore ci siamo immersi in un’altra dimensione e ci siamo fatti trasportare dall’entusiasmo e dalla spontaneità. Alla fine di ogni gioco, era sì importante stabilire quale squadra fosse arrivata prima, ma lo è stato ancora di più sentire le nostre emozioni, renderci conto che stavamo andando molto più a fondo di quello che credevamo, che stavamo andando oltre i nostri limiti, e che, soprattutto questo non ci faceva paura.

Spesso ci dimentichiamo della potenza del gioco nella relazione e nell’educazione. Giocare abbatte le barriere, ci rende meno ostico uscire dalla nostra zona di comfort, ci allena a risolvere situazioni complesse, ci spinge a trovare idee originali.

Ci dimostra concretamente che fare le cose da soli è bello e va bene, ma farle in gruppo, lo è ancora di più e che il risultato conta, ma conta maggiormente come ci si arriva. Il gioco ci insegna che ciò che è veramente importante è come stiamo, è il nostro benessere, un diritto più che il risultato di una gara.

In questo viaggio in Romania il gioco è stata una costante: con i bambini, con gli adulti, tra noi volontarie ESF. Se con i bambini, gioco è stata la parola d’ordine, tra noi è stato importante per condividere il nostro tempo insieme, conoscerci più a fondo, creare sintonia e rafforzare lo spirito di collaborazione.

Ci ha permesso di creare uno spazio di libertà e immaginazione, in cui mettere le nostre idee, senza remore e senza giudizio, per poterle poi maneggiare e trasformare in proposte concrete e originali. È stato il linguaggio privilegiato, che ci ha permesso di costruire relazioni autentiche, di superare ostacoli e valorizzare i nostri punti di forza.

Spiegare con le parole quello che il gioco può fare non rende pienamente l’idea… C’è qualcosa di magico e difficilmente narrabile.

Torno da questo viaggio con una consapevolezza ancora maggiore di quanto sia importante non perdere questa dimensione e con l’augurio di portare in ogni contesto, la fiducia, l’entusiasmo e il divertimento che il gioco riesce a dare.

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