di Maria Pia Montanari

Porto Alegre, Cassino.

Bom dia mimosi!

Mi trovo a scrivere con ancora le emozioni in gola, con le immagini di volti, sorrisi, parole che scorrono velocemente nella mia mente, senza fermarsi. 

Sei arrivato inaspettato in una sera di fine aprile;  ricordo ancora il cielo rosso del tramonto, quel tramonto che ho ritrovato esattamente tre mesi dopo, la prima sera che sono entrata per la prima volta a Vida Nova. 

Era un tardo pomeriggio quando aspettando  che  il cancello della comunità si aprisse, dal finestrino della macchina i miei occhi vengono catturati da una scritta in portoghese, la leggo velocemente sono parole conosciute: è la canzone di Mannarino, chissà chi l’avrà scritta e quando, probabilmente un po’ di tempo fa, non si legge benissimo.

Quelle parole entrano, risuonano nella mente e non so ancora spiegarmi il perché ma ero certa di essere nel posto giusto, improvvisamente a settemila km da casa mi sono sentita di nuovo “a casa”.

Vivere la vita è una cosa veramente grossa                     

C’è tutto il mondo fra la culla e la fossa

Sei partito da un piccolo porto

Dove la sete era tanta e il fiasco era corto

E adesso vivi

Perché non avrai niente di meglio da fare

Finché non sarai morto

La vita è la più grande ubriacatura

Mentre stai bevendo intorno a te tutto gira

E incontri un sacco di gente

Ma quando passerà non ti ricorderai più niente

Ma non avere paura, qualcun’ altro si ricorderà di te

Ma la questione è… perché?

Arriviamo, l’accoglienza con il gruppo di educatori è fin da subito amichevole: presentazioni, qualche parola in portoghese ed ecco che arriva il suono della campanella, entrano tutti nel refettorio, è ora della merenda.

Sono tutti lì in cerchio mani nelle mani, pronti, a pregare, a sostenersi reciprocamente, ad urlare “força”, a conoscere le novità, le curiosità, sono arrivate le Italiane!

Osservo tutti, quanta energia, quanta bellezza avete da regalare, quante parole da condividere. I nostri sguardi si incrociano più volte, diventano dei patti taciti per rassicurarci che sarà un bel cammino, sarà un viaggio diverso, ci aspetteranno giornate piene e intense.

I giorni seguenti ci conosciamo sempre meglio e iniziamo a fare attività insieme, i nostri strumenti principali diventano la carta, i colori, le penne, le forbici: ma appena le vedi un velo di tristezza cela nei tuoi occhi.

Vedo spesso affianco a te un educatore con cui scherzi e parli che ti sostiene, finché un giorno silenziosamente ci dici:

– “Io non so leggere, non sò scrivere, vengo dalla strada”. –

Da lì la strada si è percorsa insieme, non hai scritto, non hai letto ma ci hai insegnato alcune delle più grandi lezioni di vita, imparare a leggere e scrivere con il cuore. Le tue parole saggie, i tuoi sforzi nell’insegnarci qualche passo di “pagogi”, i tuoi racconti, i tuoi vissuti resteranno indelebili nella mia mente. Ricordo ancora la domenica che si è svolta  la “Festa delle famiglie” tu eri solo  con alcuni tuoi compagni ad ascoltare la radiocronaca della partita, sorseggiando il Matcha, appena ci hai visto ci hai detto, che bella festa oggi nonostante non ci sono i miei familiari sono felice per loro che possano riabbracciarli, un’altra lezione di vita.

Quanti insegnamenti: sono tornata  con il cuore pieno, con i pensieri in subbuglio con occhi nuovi e tante emozioni da elaborare  con la consapevolezza che l’amore, quello che non giudica, che non si spaventa davanti alle ferite, che resta anche quando tutto sembra perduto, che costruisce, che accoglie, cambia l’umanità.

A Porto Alegre ho visto con i miei occhi cosa vuol dire ricominciare da zero e  se è possibile lì, dove sembra tutto più difficile, credo che sia possibile  rinascere… ovunque.

Obrigada,

Mary 

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