Recensione di Sara Cofani

L’amica geniale di Elena Ferrante è la storia, travagliata ma profonda, di un’amicizia tutta al femminile. Entrare in contatto con questo romanzo significa addentrarsi in un ritratto molto realistico di uno spaccato italiano, troppo spesso mitizzato e che a volte vediamo, altre volte no. Siamo in un sobborgo di Napoli negli anni ’50 e viviamo le vicende di quelle che, all’inizio del libro, sono due bambine: Raffaella Cerullo ed Elena Greco.
Continuare a studiare non è la norma, nell’ottica del rione.

“Quando si è al mondo da poco è difficile capire quali sono i disastri all’origine del nostro sentimento del disastro, forse non se ne sente nemmeno la necessità. I grandi, in attesa di domani, si muovono in un presente dietro al quale c’è ieri o l’altro ieri o al massimo la settimana scorsa: al resto non vogliono pensare. I piccoli non sanno il significato di ieri, dell’altro ieri, e nemmeno di domani, tutto è questo, ora.”

Nonostante i percorsi di vita sembrino andare in direzioni opposte, c’è un filo rosso che lega queste due; bambine prima e donne poi. Due ragazzine che si approcciano l’una all’altra con una certa conflittualità ma che, nonostante questo, sentono di appartenersi. C’è una chimica particolare tra di loro.
In questo libro c’è tutto: ci sono il senso di competizione, la gelosia, la rivalità, l’invidia; mescolate però con una sapienza da cui emerge un’amicizia profonda, veramente solida.

Questo romanzo è la storia di un equilibrio di eventi, in cui c’è un’attenzione costante al “chi vive”.
E’ la storia di due donne che vanno costruendo la propria identità, valicando momenti di solitudine e tristezza profondi; superandoli con la consapevolezza di arricchirsi vicendevolmente: e questo, sembra dirci Elena Ferrante, è vera amicizia.

TITOLO: L’amica geniale
AUTORE: Elena Ferrante
EDITORE: Edizioni e/o
ANNO: 2011
PREZZO: 18 euro