di Francesca Adamoli
Nelle sale pranzo delle comunità terapeutiche Vida Nova trovi un elemento in comune: tavoli in legno. Sono comunità che si occupano di tossicodipendenza e alcolismo, sono situate a Cassino (Rio Grande) nella parte più a sud del Brasile. Uso il plurale perché da un anno ha aperto la comunità femminile, equipe educative ed edifici differenti, da quella maschile, ma la pedagogia e i tavoli sono gli stessi: ampi, spaziosi e solidi, sono accompagnati da panche dove si sta vicini e se chi è in mezzo deve uscire bisogna chiedere permesso e far alzare gli altri. Nella femminile ne basta uno per accogliere le ospiti e chi si ritrova a condividere un pasto, nella maschile puoi contarne fino a sei.
Sono teatro di pasti, chiacchiere e silenzi, ma da quando siamo arrivate noi volontarie di esf abbiamo ricoperto tutto di fogli, colori e formazioni e vi voglio raccontare proprio di quella volta in cui abbiamo trasformato quelle tavole in spazi per costruire mappe, per capire come e dove siamo fuori e dentro di noi. La stessa attività ripetuta prima con le donne e poi con gli uomini per creare un percorso comune, ma differente per ciascun*.
Con Emma e Valeria posizioniamo giornali, pagine da macero di libri portoghesi, ritagli delle confezioni di nostre tisane serali, adesivi di vecchie agende scolastiche, colle, colori e forbici. Una suggestione: prendete i vostri quaderni e provate a pensare al vostro percorso a Vida Nova fino a qui, rappresentatelo come volete.
Tamiris che piega delicatamente i pezzi di giornali per farne palline che formano sassi, Tatiane che cerca una gallina per ricordare il suo compito di nutrirle in comunità, i disegni di Andressa arrivata con la pioggia, ma ora è tutto giallo perché c’è il sole nella sua vita. Ci sono le mani di Vagner che ritagliano la foto di una ginnasta perché lo sport dà l’energia per continuare, le parole di Rocky che cercano aiuto nei momenti di preghiera e ringraziamo per ogni giorno.
Strade irregolari ricche di sali e scendi, piene di dubbi, indecisioni per le volte che hanno pensato di interrompere il percorso terapeutico e forza per quando andava tutto bene. Percorsi differenti, ma tutte storie che arrivano a suonare a quel cancello da sole e soli per poi ritrovarsi insieme agli altri.
Ripenso al mio percorso a Vida Nova fino a qui, al mio ritorno dopo un anno in questo luogo dove il campanello suona sempre minuti interi, anche se sei già entrata per l’umidità, dove cambio il calendario e faccio scegliere a voi la frase del giorno e penso che la mia mappa di Vida Nova parte proprio da quei tavoli in legno dove tutte e tutti lasciamo la corazza da parte e davanti a un riso e fagioli o a un caffè i pensieri e le emozioni scorrono liberamente. Raccontando del bimbo alla finestra del lavoro di giorno e quello di notte, dei regali per un matrimonio, dei paesi visti e della pizza dolce.
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