di Serena Bormolini
L’attività di oggi inizia con un autoritratto. “Disegna il tuo volto in modo che possa essere riconosciuto da chi, in un secondo momento, pescherà il tuo foglio.”
Tu però scegli di ritrarre me, unica Vazaha nella stanza. Lo mostri ai compagni, “Ecco la straniera!”.
Di me quell’immagine ha ben poco: mani malformate, un corpo alterato, denti affilati, sguardo minaccioso. Mi avvicino, lo nascondi.
La verità è che posso togliermi le scarpe, camminare la tua stessa terra a piedi nudi. Posso acconciare i miei capelli perchè assomiglino ai tuoi, treccine ed extensions. Posso portare in testa oggetti sempre più pesanti, in equilibrio. Posso imparare la tua lingua, per salutarti e ringraziarti con rispetto. Resterò sempre Vazaha.
Ahimè, non posso spogliarmi di tutte le strutture che mi costituiscono. Esistiamo nel mondo in modo diverso. Per certi versi, il mio modo resta inafferrabile per te, ed il tuo per me.
Disegni il mio volto con forme distorte e innaturali. Io allora mi siedo. Scelgo di ritrarre il tuo viso, nel miglior modo possibile. Mi prendo un attimo per osservarti. Non faccio troppo caso ai tuoi lineamenti, osservo come ti muovi nel mondo.
Noto un viso tondo dai tratti morbidi, mi accorgo del rosario che indossi con consapevolezza. Noto due orecchie a punta, mi accorgo di due spalle che portano la silenziosa responsabilità di essere un punto di riferimento per gli altri, nel gruppo.
Noto labbra fini che accennano qualche sorriso solo sul lato destro, mi accorgo di un tuo momento di noia, chissà cosa si è creato di nuovo in te o cosa riposa in quell’attimo.
Azzardo – tutto sommato – un bel ritratto.
Scelgo di regalartelo.
Poco importa il fine di questa attività.
In questo disegno ci sei Tu. Io, vedo Te.
Non ti coloro diverso da me. Non sei estraneo.
È il mio tentativo di avvicinarmi a te ed un invito ad andare Oltre.
Oltre le differenze che ci compongono, in fondo ora stiamo abitando lo stesso spazio.
Nel cerchio dove prima non avevo posto, ti avvicini a me, mora mora (piano,piano)
Balliamo insieme.
Ed è lì, nel nostro stare, che ci incontriamo.

