di don Antonio Mazzi
Per individuare il passo giusto, abbiamo bisogno di incontrare sulla nostra strada il povero e considerare attentamente il suo passo. Chi è il povero?
Sicuramente ci vengono in mente diverse forme di privazione, alcune persino lesive della dignità umana.
Ma la risposta che voglio dare alla domanda è un’altra: il povero è un maestro. Ovviamente, molto spesso lo è senza averne consapevolezza, ma questa sua condizione rende particolarmente preziosa la sua lezione.
Il povero è un essere umano come me. Un essere umano sottoposto a una prova, ma anche un essere il cui valore non si misura in cifre, in risorse, in potere, in influenza, ma nell’insopprimibile sacralità di essere, un
essere umano.
Ci sono quindi cose che solo il povero vive con profondità. C’è una storia che il povero può raccontarmi che risveglia in me il ricordo della mia stessa, radicale, povertà, rendendomi vero.
Il povero mi spoglia.
Posso reagire alla sua povertà cercando di negarla, oppure di idealizzarla. Ovviamente cercherò di alleviarla con aiuti materiali e con una giusta lotta per una maggiore giustizia sociale. Ma se non accetto che la «missione» del povero è anzitutto quella di spogliarmi di me stesso, esattamente tanto quanto lui ha evidente bisogno di essere vestito, significa che non ho capito nulla.
Questa dinamica, che qui non ho spazio per approfondire (ce ne vorrebbe davvero molto), diventa particolarmente preziosa nel cammino educativo.
Se mi occupo di educazione in un contesto di povertà, per arricchire l’umanità di chi vive in questa condizione, corro certamente il rischio di assumere un atteggiamento paternalistico e assistenziale, come se il povero di cose e di opportunità fosse per ciò stesso anche privo di conoscenza, di sapienza, di verità e di bellezza. Non è così.
Il nostro mondo, l’umanità intera, progredirà quando saprà mettersi al passo del povero. E’ il vero passo dell’Esodo: è per questo che il Signore, in quelle pagine, per liberare davvero il suo popolo non lo fa passare subito da un Paese ricco – dove è schiavo del sistema – a un altro Paese ricco, dove edificare un sistema analogo, con nuovi schiavi e altre vittime.
Il Signore conduce i suoi nel deserto, dove provano fame e sete, dove si scoprono affidati alla «legge» del giorno per giorno, dove si sopravvive solo se si condivide e l’esistenza di ognuno è preziosa quanto quella degli altri, dove per ciò che si possiede e di cui si vive si impara a ringraziare, dove imparare e ricordare è essenziale quanto mangiare.
Fedeltà, pazienza, umiltà, verità di sé e dell’altro, capacità di ricordarsi i nomi delle persone e di godere di ciò che l’altro è più di ciò che l’altro ha.
Buon cammino

