di Francesca Maroni
La scuola per monitore-educatore. L’unica in tutto il Madagascar.
Ambalakilonga è anche questo.
Un percorso professionalizzante di due anni che forma ragazze e ragazzi che hanno terminato il ciclo dell’istruzione secondaria e che vogliono specializzarsi in educazione.
Il programma prevede materie teoriche di cultura generale e altre di indirizzo. A queste ore si aggiungono quelle di tirocinio che gli studenti possono svolgere nelle strutture convenzionate.

La scorsa estate, il viaggio di volontariato degli Educatori Senza Frontiere è coinciso proprio con lo stage degli studenti che si sono sperimentati ad Ambalakilonga e Ivoamba, un villaggio a un’oretta a piedi da qui. Era periodo di chiusura delle scuole e centinaia di famiglie cercavano occasioni strutturate per occupare in maniera costruttiva il tempo dei loro bambini. Noi ESF ci siamo ritrovati a collaborare fianco a fianco con i ragazzi e le ragazze di Human. Insieme, abbiamo composto un’equipe diversificata e ci siamo contaminati di linguaggi e approcci differenti che, però, condividevano la stessa metodologia: programmazione, attività ludico-educative e valutazione condivise frutto di un confronto partecipato dove ogni contributo era valorizzato come una ricchezza. Senza avere le stesse parole per esprimerci, siamo riusciti a creare una importante collaborazione frutto di principi educativi comuni.
La mia esperienza con HUMAN a scuola è iniziata, come spesso succede per le cose più belle, per una fortuita coincidenza. C’era una mattinata “buca” per l’assenza imprevista di un Professore e ci è stato chiesto di sostituirlo, così, ho deciso di mettermi alla prova. Sono partita da loro e da una delle tante cose che sono bravissimi a fare: l’animazione. Mi sono presentata con domande generatrici con l’obiettivo di stimolare una riflessione: che cosa sono i bans? Perché, come e quando si fanno? Qual è il loro valore educativo?
Gli studenti si sono rivelati curiosi perché, effettivamente, trattandosi di una prassi ormai consolidata e quotidiana del loro lavoro, non avevano avuto troppe occasioni per soffermarsi sul suo significato. Così, abbiamo sondato l’importanza di questo strumento a livello pedagogico partendo dalla teoria e, poi, ho proposto una simulata d’animazione. Oltre a favorire il lavoro di squadra, mi interessava lavorare sul pensiero divergente sviluppando la creatività per cercare di scoprire insieme nuove alternative e originali possibilità. È stata occasione di auto-valutazione passando da un confronto e da una messa in gioco importanti che ci ha fatto approfondire anche le varie dinamiche di gruppo emerse. L’esperienza ha permesso di concretizzare e metabolizzare gli apprendimenti in classe forte anche di una ricorsività delle nozioni che ha fatto sedimentare i concetti vissuti.

Dopo aver osservato il loro prediligere un tipo di metodologia esperienziale, ho proposto di inserirmi con un approfondimento sulla pedagogia del gioco e, dunque, sull’utilizzo della ludicità come strumento educativo.
In questo caso, l’obiettivo è lo sviluppo di competenze personali e sociali tramite la promozione dell’apprendimento attivo partendo dall’idea che corpo, mente e divertimento possono solo insieme contribuire a uno sviluppo il più possibile completo della persona. Fondamentale, infatti, è l’attenzione rivolta al miglioramento di capacità e competenze quali autostima, fiducia, ascolto, sintonia, collaborazione e lavoro di squadra che permettono l’espressione e la realizzazione del potenziale e dei talenti di ciascuno. Anche creatività ed emotività hanno uno spazio essenziale e l’errore viene considerato come una risorsa e un’opportunità per migliorarsi. Così, il gioco diventa strumento di educazione che stimola curiosità, sensibilità, spirito critico e mezzo che favorisce cambiamento e crescita personale.

Ho cercato di portare tutto questo agli studenti di Human approfondendo alcuni aspetti teorici sul tema, organizzando giochi specifici e poi, riflettendo insieme sul valore educativo di quanto esperito. Ho messo l’accento sul ruolo dell’educatore, sulle competenze necessarie da acquisire per riuscire a lavorare al meglio con questo metodo e su quelle che sono le regole base nella conduzione di attività.
In tutto questo, il gioco è stato elemento dirompente e trasformativo che ci ha consentito di indagare noi stessi come persone e come educatori in relazione agli altri. Si è rivelato funzione vitale perché ha dato forma a qualcosa di nostro tramutandosi in significato dotato di senso.


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