di Samuele Cainarca
Sono in cucina a fare colazione e dall’uscio della porta vedo sbucare una testa che si affaccia timidamente ad esplorare l’interno, per poi dirigersi con passo decisivo allo sgabuzzino, in cerca di qualcosa che forse neanche lui conosce.
Una mezz’oretta più tardi me lo ritrovo a fianco mentre sbuccio zenzero e specchi d’aglio, lui invece alterna lanci con la palla presa prima a rotolamenti sul pavimento della caffetteria; ogni tanto ride, poi grida, piange e prova timidamente a pronunciare le prime parole. Prende la scopa e spazza lo sporco, il moccio e lava il pavimento, controlla l’acqua nel bidone, tende il braccio in alto alla ricerca di quello materno, nella speranza che gli venga dato qualcosa da mettere tra i pochi denti che piano piano cominciano a spuntargli in bocca.
Quando mi affaccio sul giardino lo vedo salire le scale della nostra casa, poi camminare tra i cani e giocare con le sorelle, che se ne prendono cura allontanandolo dai pericoli. Sento la sua mano accarezzarmi la gamba, prima di ritrovarmelo di fronte sulle gambe della mamma che fino a qualche mese fa lo allattava, mentre ora lo imbocca, cercando ogni tanto di mangiare qualcosa anche lei.
Poi scoppia a piangere per il sonno che lo travolge, perché in fondo non ha neanche due anni. Si addormenta, forse sognando il piccolo grande mondo che stamattina ha scoperto.
Questi primi otto mesi qui ad Ambalakilonga sono volati, così come la rapidità con cui Leo sta crescendo: quando siamo arrivati la mamma lo allattava, ora si aggira da solo per il centro e mangia i frittini, inizia a dire le prime parole e ti saluta sorridendo. Vederlo crescere quotidianamente mi fa pensare a tutte le teorie e gli studi fatti in università sulla crescita e lo sviluppo dei bambini, riflettendo su come in realtà esse dipendano da luogo a luogo e come qui, dall’altra parte del mondo, vengano tutte annullate: cambiano le abitudini alimentari, i giochi, i luoghi frequentati, le persone con cui relazionarsi e soprattutto l’autonomia, raggiunta già da così piccoli; vedere un bambino di neanche due anni fare tutte queste cose ha dell’incredibile e dello sbalorditivo.
Attenzione però, ciò non significa che sia positivo o negativo, semplicemente dipende dal contesto in cui si nasce e cresce e dalle sue esigenze, così come quelle delle persone che lo abitano; non credo che in Italia vedrò mai un bambino così piccolo con un’autonomia del genere, così come sarà raro vedere la forza della sua mamma che da sola cresce lui e altre tre figlie e di come questa piccola famiglia, dove tutti fanno cose straordinarie per l’età che hanno, riesca a sbalordirmi ogni volta.



