di Ester Abbate
All’aeroporto di Antananarivo, in attesa dell’imbarco del mio volo di ritorno inizio piano piano a rendermi conto dell’esperienza che ho vissuto in questi ultimi due mesi e mezzo.
Ho visto panorami spettacolari cambiare dietro il vetro di un finestrino impolverato di terra rossa, ho conosciuto persone di tutte le età e mi sono persa nell’ascoltare le loro storie, nel conoscere le loro vite, così diverse e lontane dalla mia ma per certi versi anche simili. Siamo tutti esseri umani, con sogni e speranze e con vissuti passati che ci hanno segnato e che ci hanno portato ad incontrarci in questo luogo: Ambalakilonga.
Un’oasi lontana da quello che ci si aspetta pensando al Madagascar. Un posto gestito da donne: la contabile, la responsabile della comunità, la cuoca della caffetteria, la direttrice del corso di formazione per educatori e tante altre che reggono in piedi una realtà dinamica e in continua crescita. Con loro, Rosario, che con la sua continua presenza funge da collante fra le varie realtà all’interno di Ambalakilonga, anche da principale promotore di nuove idee e progetti. In questo luogo ho potuto sperimentarmi anch’io, in tutte le realtà presenti.
Abbiamo organizzato i Centri Estivi (seppur in Madagascar fosse inverno) collaborando con gli studenti di Human (corso di formazione per educatori), abbiamo proposto attività per gli adolescenti della comunità, condividendo con loro la maggior parte dei nostri pranzi, che, inizialmente, mi mettevano in imbarazzo. Non sapevo come comunicare e cosa provare a dire… ma col passare dei giorni mi sono resa conto che il comunicare non avviene solo tramite le parole. A gesti si possono dire tante cose: un sorriso, un aiuto nel servire un piatto di riso possono nascondere mille altri significati e possono far nascere tante piccole nuove connessioni.
Ambalakilonga è, in realtà, un posto per tutte le età. Non solo per gli adolescenti della comunità, per gli studenti di Human ma anche per tutti i figli dei lavoratori che quotidianamente animano questa realtà. Una piccola folla di bambini e bambine giocosi sempre pronti ad essere coinvolti i mille giochi e protagonisti, anche loro, della vita ad Ambalakilonga.
Ho passato svariate mattine aiutando in caffetteria per la preparazione del pranzo, ho imparato che sbucciare lo zenzero non è così difficile come sembra, ma soprattutto ho imparato che bastano pochi ingredienti per cucinare qualcosa di buono.
Ho anche passato mattinate in aiuto delle maestre della scuola materna, abbiamo programmato insieme attività da proporre ai bambini, tagliato le torte per le merende e abbiamo sorriso insieme agli abbracci inaspettati dei più piccoli. I pomeriggi invece li abbiamo impegnati cercando di lasciare qualcosa di noi a questo posto. Abbiamo organizzato corsi di italiano per chiunque volesse parteciparvi. Le persone con cui collaboravamo la mattina, le trovavo nel pomeriggio sorridenti ai banchi della sala studio con il proprio quaderno pronte ad imparare qualcosa di nuovo.
È stato uno scambio di saperi. Ognuno di noi ha regalato all’altro ciò che è, ciò che meglio sa fare e le emozioni che vive, così che una parte di ognuno resti sempre nella memoria dell’altro.


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