di Silvia Mirenghi

12 luglio 2025: la data tanto attesa, la partenza così desiderata, sognata, immaginata e più volte rinviata per molteplici impegni, è arrivata. Così d’improvviso, il pensiero di tutti gli elementi pratici (bagagli, medicine, materiali, biancheria ed effetti personali) comincia a prendere forma. Ansia, preoccupazione di dimenticare qualcosa di importante, di sforare il peso consentito delle valigie, sembrano prendere il sopravvento sulla gioia e sull’entusiasmo della partenza finalmente vicina. Entusiasmo che mi aveva spinto fino ad allora ad affrontare piccoli disagi come sottopormi ai vaccini,  comunicare ai miei datori di lavoro e alla scuola di specializzazione che sarei stata assente per un mese che non coincideva in toto con le ferie estive. D’improvviso, tutti i commenti negativi, l’incredulità di alcuni sembravano cadere nel vuoto producendo un tonfo che alle mie orecchie assumeva il suono di una melodia. 

Già l’impostazione del viaggio ha un sapore di un’esperienza mistica: due aerei, un pernottamento in una destinazione intermedia, dodici ore di pullman lasciano veramente tempo per riflettere e immaginare l’arrivo.

Ambalakilonga: il nome di un miraggio o di una realtà? Direi tutti e due: il miraggio in quanto il desiderio di vivere l’esperienza di volontariato in Madagascar era presente da anni in me ma non ero ancora riuscita a realizzarlo. Una realtà perché il luogo è tutt’altro che un’immagine effimera poiché in esso prendono forma, attività, progetti finalizzati a portare supporto e briciole di speranza. Il fine è quello di lasciare una traccia del proprio passaggio che non resti una lettera morta ma che si realizzi un’esperienza di vero scambio tra culture, abitudini e linguaggi diversi.

Il Madagascar è un’isola molto grande e Ambalakilonga non è altro che una piccola realtà che ne racchiude le caratteristiche meno note. Nell’immaginario collettivo, il Madagascar è vacanze e mare cristallino, fauna esotica, escursioni e divertimento.

Noi abbiamo deciso di cogliere un altro aspetto, abbiamo tolto gli occhiali del turista e abbiamo usato la lente di ingrandimento per cogliere quei particolari che spesso sfuggono in un ambiente vacanziero e di svago.

Essere inseriti in un progetto educativo significa cogliere un’opportunità: in particolare, lontani da casa, dalla propria quotidianità e da tutte le comodità alle quali siamo da occidentali abituati, comprendere quanto di intenso, vero vi possa essere in realtà difficili come quelle incontrate. Eppure la sensazione, il primo impatto, è stato di positività, gioia manifestata dai bambini e dai giovani che ci hanno accolti nel partecipare alle attività proposte.

È stato necessario un lavoro di adattamento del gruppo che facesse comprendere ad ognuno la proporzione dell’impegno che ci era richiesto e che si è sviluppato naturalmente proprio per mezzo dello svolgimento delle attività adattate ad un contesto e a modi di fare diversi dal nostro. Anche piccole disavventure, lievi malesseri o contrattempi hanno accompagnato il mio viaggio rendendolo speciale in quanto in queste circostanze ho potuto sperimentare quanto qualsiasi difficoltà vissuta insieme sia originale. Ognuno dà il proprio supporto nell’affrontare le difficoltà di un altro e questo è un principio che può applicarsi anche in un ambito educativo: più è presente il disagio e più il gruppo si rafforza producendo energie positive.

L’importanza di Ambalakilonga, struttura oggetto di interesse anche per i turisti, risiede proprio nell’accoglienza che offre a livello emotivo ed anche pratico venendo incontro alle esigenze di una platea che va dalla più tenera età alla prima adolescenza: due fasce di età enormemente sensibili ai bisogni di ascolto e di accoglienza. E un po’ bambini si torna scendendo al loro livello mentale, di fantasia ed entusiasmo che l’età adulta sopisce.

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