di Giorgia Dell’Uomo

Per il secondo anno consecutivo Educatori senza Frontiere ha incontrato gruppi di adolescenti nell’ambito del progetto #ADOnet sostenuto dalla Fondazione Cariplo.
Io, in qualità di formatrice, ho avuto l’opportunità in questi due anni di contribuire al progetto condividendo le mie competenze in ambito teatrale e con un’attenzione particolare ai “corpi”. Da più di dieci anni mi formo e lavoro nelle arti performative e nel teatro fisico e con Educatori senza Frontiere ho la possibilità di portare la mia ricerca in progetti educativi.

Nella prima settimana di luglio abbiamo lavorato su “Il mio punto di vista”, esplorando tale tema a partire dalla magia e dall’illusionismo. Ho insegnato ai ragazzi e alle ragazze piccole tecniche di magia e di mimo, gli ho mostrato video di artisti e artiste professioniste e li ho invitati così “dietro le quinte” di
queste arti.

Ho voluto dar loro la possibilità di ripensare i corpi come strumenti di gioco, di comunicazione e capaci di creare meraviglia e stupore, per loro stessi e per chi li osserva.


È stata una proposta audace e non sempre semplice, erano chiaramente in difficoltà quando si sentivano molto esposti, ad esempio quando dovevano creare delle piccole performances, oppure nei giochi di fiducia ad occhi chiusi, quando dovevano guidare o lasciarsi guidare solo tenendosi per mano o con un filo; la fiducia è un tema grande, un tema importante, qualcosa che va guadagnata con grande impegno.

Questa settimana è stata per me importante per conoscerli attraverso le loro scomodità e, allo stesso tempo, notare che le cose che avevano riscosso più successo erano state le più semplici, quelle in cui si sono sentiti/e liberi/e di giocare.

Nella seconda settimana, insieme a Gabriella, abbiamo proposto loro un lavoro a partire da “Storia di un corpo” di Daniel Pennac e abbiamo creato il “Diario di un corpo”. Ogni giorno abbiamo messo l’attenzione su una diversa parte del corpo e abbiamo fatto sì che le storie partissero da lì. Un giorno sono state protagoniste le nostre mani, un giorno la faccia, un giorno la pancia, un giorno i piedi e per ultimo, il cuore.

Ogni giorno ci ha regalato delle storie, delle parole e dei gesti che mai avrei pensato, avevamo dato loro la possibilità di condividere con noi il loro punto di vista, ce lo hanno mostrato attraverso l’esperienza dei loro corpi nello spazio, attraverso le loro parole scritte nero su bianco, attraverso le loro immagini lasciate sui fogli.

Ci hanno dato la possibilità di entrare nel loro mondo e ci hanno mostrato, senza paura, quante cose ci siano là dentro, ci hanno dimostrato che se viene dato loro lo spazio, possono abitarlo con la loro fantasia, le loro emozioni, i loro punti di vista e soprattutto la loro bellezza e i loro talenti.


Quando ho pensato di lavorare sul punto di vista come tema, non avrei mai pensato che mi sarei ritrovata io per prima a riflettere su come dev’essere vivere in questo mondo, da adolescente, oggi. Poi mi sono ricordata della me adolescente, ho ricordato di quel centro di aggregazione che ognuno di noi abitava con la sua particolarità, di quegli adulti che credevano in noi e ci avevano donato uno spazio in cui essere noi stessi/e e in cui ognuno di prendeva cura dell’altro/a anche senza esserne pienamente consapevole. Forse con un piccolo bisogno di riconoscimento, spero che queste ragazze e ragazzi da grandi si ricorderanno di questo spazio condiviso un luglio del 2025.

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