di Lorenzo Bertoni

La novitá in ambito educativo é quel vento che fa oscillare l’albero facendo cadere i frutti maturi che ancora risiedevano nei rami piú alti ed irraggiungibili, quel vento che trasporta i semi e che fa germogliare il deserto, quel  vento caldo che ti asciuga la faccia e la staticità delle relazioni nella routine di tutti i giorni.

La novità rompe gli equilibri, scuote le coscienze e i punti di vista, e per me che vivo in Honduras da quasi sei mesi, questo vento prende il nome di Flavia, Lara e Martina; le educatrici senza frontiere  che hanno accettato la sfida di donare sogni e lacrime e di ricevere i colpi allo stomaco che solo le storie dei ragazzi di Casa Juan Pablo II possono darti.

Vivere in un centro di riabilitazione ti dá la possibilità di conoscere ogni uomo che vi entra, convivendo con la quotidianità delle giornate, ti dá la possibilità di seminare e condividere i frutti della tua fatica a tavola, ti dá la possibilità di immergerti completamente nei suoi spazi e nelle sue regole fino a comprenderle nel profondo e renderle tue. A volte però é giusto interrompere l’immersione, ricaricare le bombole di ossigeno, prendere fiato e lasciasi nuovamente sprofondare; questa volta con nuovi compagni di esplorazione. É fondamentale riemergere, perché solo cosí si possono vedere con occhi nuovi i colori che brillano tutt’intorno.

Dopo intensi mesi di preparazione e lavoro teatrale, é tempo di Carovana clown in Casa Juan Pablo II, rappresentazione di vita errante e della bellezza presente in ogni essere umano; sono previsti otto spettacoli, sette nelle scuole di El Paraiso ed uno nella sua piazza principale. É tempo di salutare le mura della comunità di recupero intrise di speranze e lacrime, per uscire allo scoperto, mostrandosi come uomini e donne che desiderano recuperare loro stessi.

Abbandoniamo fisicamente il luogo che ci ospita per insegnarci che una vittoria é possibile e nel mentre insceniamo il nostro spettacolo, abbandoniamo gli stereotipi che la società etichetta e che nel contempo sono diventati parte integrante del rappresentarci.

Il tossicodipendente non é piú lo scarto della societá, il delinquente senza speranze, il malato e  il disperato; si manifesta come essere umano a prescindere dal suo passato. Durante lo spettacolo é il generale del “Circo Tufix”, é l’animatore dei giochi, é il ballerino e il mago che riempie di stupore le aule delle scuole.

Per essere clown abbiamo bisogno di travestirci e di truccarci ma cosí facendo ci spogliamo di tutto quello che é superfluo. Il passato rimane a Casa Juan Pablo II e rimane quello che siamo: paura, gioia, sorrisi e forza vitali.

Emozioni che si mischiano ai colori del trucco, alla terra e alle risate che ci accompagnano.

 

Vento,

vento freddo,

vento caldo,

vento che porta tempesta

e vento che semina speranza.

 

Tutto quello che soffia porta cambiamento,

tutto quello che cambia rimane fedele alla vita

inutile cercare staticitá,

inutile cercare risposte a domande non ancora formulate,

inutile cercare spiegazioni all’imprevisto.

 

Il vento mi educa,

mi ricorda che le foglie non appartengono all’albero

che le onde portano conchiglie alla spiaggia

che le ciliegie cadono quando sono mature

e che le nuvole nascondono il sole.

 

Il vento mi sussurra all’orecchio parole di miele

e mi colpisce il viso con bastoni di titanio,

scandisce le parole della mia mente,

dissolve le paure,

apre la porta alla novitá.