di David Perfetti

Un giorno, in compagnia di alcuni amici, ci siamo trovati ad entrare dentro un enorme galeone.
Questo era composto da molti piani, con scale che s’intrecciano all’infinito, dove l’inizio e la fine si perdono alla vista, da cabine di vario genere, decorate, scarne o consumate dal tempo o dall’assenza, da un opprimente silenzio, quasi spettrale, e da un abbandono totalmente reale. Era sormontato da una, gigantesca e pesantissima, vela di cemento che impediva all’imbarcazione di muoversi, e di prendere il largo.
Mentre salivamo, con estrema attenzione i gradini rotti, per l’oblio e la noncuranza, avevamo l’impressione che l’imbarcazione fosse abbandonata. Tutto era silente, come la dimenticanza, muto, se non per piccoli echi di rumori in lontananza.
Per far sentire il nostro arrivo, accendiamo la musica e cominciamo a cantare e a suonare, facendo viaggiare le note e le voci tra quelle rampe.
Man mano che i nostri passi diventano sempre più alti e divertiti, dai nostri pensieri e dai nostri sogni, cominciano ad apparire dei bimbi sperduti.
Inizialmente erano solo dei minuscoli sguardi, curiosi e timidi, che si sono trasformati, pian piano, in piccoli corpi, voci e sorrisi. Sveliamo, così, che il galeone non era abbandonato, come appariva, ma era più popolato di quanto immaginavamo.
Cominciamo a fare amicizia, delle bolle di sapone ci aiutano ad avvicinarci, ed insieme a loro, anche le porte, delle varie cabine, cominciano ad aprirsi. Altri bambini escono, ci mostrano subito i loro sguardi di sfida e i loro atteggiamenti da bulli.
Si devono difendere, fuori sono circondati dai diversi Capitan Hook e dai i suoi fidati Spugna.
Ecco chi erano quelli che abbiamo visto, mentre ci avvicinavamo al galeone, che ci fissavano, tutti impettiti, agli angoli delle strade oppure che circumnavigavano l’imbarcazione con gli scooter.
Trascorrendo il tempo insieme, i bambini ci portano a conoscere la nave. Ci sentiamo più tranquilli, sereni, protetti, i bambini da noi, e noi dai bambini.
Seguitiamo a stare uniti, a ballare e a cantare, stupendoli che siamo li per loro e, stupendoci facendo scomparire le loro movenze adulte, liberando la loro naturale spontaneità da piccoli.
Scopriamo che questi bimbi sperduti non si possono muovere liberamente, non possono andare da un piano all’altro, non possono uscire, non hanno quella libertà che è propria della loro età.
Gli proponiamo di seguirci, di andare fuori verso l’ Isola Che Non C’è, ma hanno paura, hanno perso i loro pensieri felici.

Tenendoli per mano, diventiamo una bellissima e coloratissima carovana e, come per magia, in un istante, ci ritroviamo fuori.
Un prato verde, maculato di terra arida, ci accoglie, e continuando a correre e a giocare, in cielo si liberano tante bolle colorate di pensieri felici. I bimbi sperduti ce l’hanno fatta; per poche ore son riusciti a trovare la loro isola, assaporando la bellezza della sua leggerezza.

Mentre eravamo lì, i Capitan Hook si sono nascosti e i grandi si son affacciati alle coperte del galeone guardandoci dall’alto. Altri, con qualche scusa, provano ad avvicinarsi, rimanendo distanti ad osservarci. Non riescono a trovare l’accesso all’ Isola, sicuramente anche loro hanno perso i propri pensieri felici, e quindi se ne rimangono li curiosi, forse anche dispiaciuti, ma senza farlo notare.

Sull’ Isola, siamo riusciti ad essere bambini, acrobati, giocolieri, abbiamo riso e pianto per l’emozione, ci siamo meravigliati delle magie e delle nostre capacità nascoste; questo in poche ore, questo per la nostra polvere di stelle ritrovata tra la polvere della terra, smossa dai piedi inconsapevoli di cosa stesse realmente succedendo.
Al momento dei saluti ci abbracciamo e ci scambiamo i vari pensieri, con la promessa di rivederci presto, per andare alla scoperta di nuove isole e nuove bolle colorate.

I bimbi rientrano nel galeone, i grandi li aspettano; senza il nostro aiuto non riescono a stare, almeno non ancora, sull’Isola.
Adesso, ogni sera, i bimbi sperduti, prima di addormentarsi, troveranno un altro piccolo pensiero felice. Condividendolo, di giorno, con i grandi, anche loro, piano piano, riusciranno a ritrovare i propri.
La grande ed immobile vela comincerà, poco a poco, a gonfiarsi, il galeone prenderà presto il largo, verso mete inaspettate, liberando polvere di stelle.
I Capitan Hook e i Spugna rimarranno così soli e sbalorditi con, tra le mani, una sveglia con le lancette che girano al contrario, senza futuro.