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A Natale regala un desiderio!

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Educatori senza Frontiere quest’anno lancia la campagna di raccolta fondi “A natale regala un desiderio”, per sostenere il progetto AMBALAKILONGA in Madagascar. Ambalakilonga che in malgascio significa “ Il villaggio dei ragazzi”, ospita 40 ragazzi, dai 14 ai 22 anni, provenienti dalla strada, dall’orfanotrofio e da situazioni familiari di forte di disagio.

Buone Feste da ESF!

Giuseppe

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Scritto da Daniela Sangiorgi Ad un certo punto arriva Natale e porta una serie di clichè, più o meno comuni: frasi fatte, auguri sinceri o no, pensieri alle persone care e a quelle lontane. Mi vengono in mente le 4 radici che don Antonio dice debbano essere a sostegno di ogni grande albero, che poi sarebbe ognuno di noi: l’amore, il dolore, il mondo e Dio. E penso: cavolo, queste sono proprio le 4 radici del Natale!! Perché l’arrivo di un bambino povero che nasce in una mangiatoia per animali ci mette di fronte all’amore, al dolore, al mondo e a Dio in un colpo solo! Che scombussolamento! Lo stesso che, sono certa, ogni educatore senza frontiere ha provato la prima volta che ha visto un bambino al lato di una strada fangosa di un Paese tremendamente lontano. Ma poi, che fine fanno il male allo stomaco, quella sensazione di impotenza ed inadeguatezza, la consapevolezza dei propri limiti, l’insopportabile senso di colpa e di inutilità? Che fine fanno le lacrime e i sorrisi, le mani tese e i cuori spezzati? Dove la mettiamo la povertà quando poi torniamo a casa? Ognuno forse la relega in un posticino nascosto e chiuso a chiave, per evitare di farci i conti e stare male. Ma, fatalmente, a Natale questa povertà ci bussa alla porta, anzi no, entra senza bussare, irruenta e forte come solo la povertà sa essere. Ed entra sotto forma di un bambino dentro ad una mangiatoia. Essere educatore senza frontiere è un privilegio grande, sapete perché? Perché si ha la fortuna di vedere la povertà, di toccarla da vicino, forse anche di viverla in prima persona, se paragonata ai normali standard di vita occidentali. E grazie alla povertà si ha la possibilità di cambiare noi stessi, di essere persone migliori, o almeno di provarci. Dicendolo con le parole di don Tonio Bello vi auguriamo che con il Natale nasca in voi il “desiderio di vivere poveri, che poi è l’unico modo per morire ricchi”, vi auguriamo di essere semplici ed in cammino e di andare lontano, in tutti i sensi possibili, perché lontano dentro e fuori da noi stessi tutto si guarda con occhi diversi. E poi, cari ESF, fate festa, siate capaci di farla, con incontri autentici, momenti di condivisione con la famiglia e gli amici cari, con attimi di silenzio e parole, con il tempo della festa da offrire a voi e agli altri.

Madagascar/ Giorno speciale

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Scritto da Sara Bertero Il Natale in Madagascar è un Natale che fa bene al cuore. Che purifica l’anima da quello che pensavi fosse indispensabile, ma scopri non esserlo. è renderti conto che non serve poi molto. E’ soprenderti di quanta essenzialità basti per essere felici.

Honduras/Natale in casa Juan Pablo II

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Scritto da Nico Parasmo Solitamente, in Honduras, siamo abituati ad un Natale con sole e non molto caldo,  primaverile, anche se qui in questo periodo  e’ inverno.  Stamattina faceva freddo, la nostra pelle, ce lo diceva. Che strano, mi sembrava quasi di sentire un’atmosfera natalizia italiana. Oggi abbiamo fatto l’albero tutti insieme, abbiamo riso, scherzato, litigato con le luci tutte attorcigliate, litigato con i rami che si giravano al contrario, ci siamo proprio divertiti. La casa cominciava ad avere un “look” natalizio e colorato, il tutto reso ancor piu’ bello dai nuovi colori che abbiamo pensato quando abbiamo ridipinto la casa. Siamo stati avvolti per un attimo da un calore familiare, ci siamo sentiti uniti al punto tale che quando abbiamo terminato e abbiamo acceso le luci dell’albero, ci siamo fermati in silenzio con gli occhi fissi all’albero. Ognuno stava provando qualcosa di personale, qualcuno sentiva la mancanza dei propri cari, altri pensavano al fatto che non hanno mai avuto un albero in casa, altri ancora pensavano al fatto di non aver avuto neppure una casa.  Io ho pensato ai miei cari lontani, per un attimo, poi ho cominciato a guardare i visi dei ragazzi che restavano in silenzio.  Non dimenticherò mai quegli sguardi. Avevano dato un senso al valore della famiglia,  avevano fatto e realizzato qualcosa per loro stessi e per la casa dove vivono, senza nessun suggerimento da parte di nessuno. Volevano quell’albero fatto in quel modo, e cosi è stato. Ad un certo punto i ragazzi mi chiedono: “Nico, ti piace? E io ho risposto: “deve piacere a voi. Le cose che facciamo, che si creano, devono avere qualcosa di noi, di personale, devono riflettere noi stessi. Fare copie, serve a poco. Quest’albero è bello perchè ognuno di voi ha messo un ramo, un addobbo, quindi è di tutti e porta un pezzettino di noi”. Abbiamo pensato di addobbare l’albero con pensieri personali, letterine per intenderci. Saranno auguri, desideri, speranze, preghiere che leggeremo la notte del 24. Sinceramente non so che effetto farà ascoltare questi ragazzi leggere la famosa “letterina”, credo che per un attimo torneremo tutti bambini, forse per un attimo penseremo al mitico Babbo Natale che scende dal camino, forse per un attimo ringrazieremo chi ci ha dato la possibilita’ di passare un Natale sotto un tetto, riuniti intorno a un tavolo, forse per un attimo penseremo alla fortuna di poter essere una famiglia e pregare per chi tutto questo non puo’ averlo, forse penseremo che il poco che abbiamo è “tutto” per chi non ha niente. Forse penseremo a tutto questo e a molto altro. Una cosa però è sicura: resteremo insieme e non saremo soli. Già questo, per noi, è il “tutto”…

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