ESF, chi siamo

L’idea di ESF nasce dall’esperienza di un viaggio in Madagascar nel 2003.

Inizialmente il movimento incontrò altre istituzioni come medici senza frontiere e figure di religiosi attivi sul territorio africano. Lo scopo delle interazioni fu inizialmente quello di trovare un punto di vista culturale comune: la condivisione concreta degli obiettivi con il tentativo di approfondirne le ragioni ispiratrici.

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La spinta che si ebbe in principio fu quella di istituire piccoli gruppi che operassero “senza frontiere”: dimensione metaforica e culturale che indica una visione di impegno quotidiano da concretizzare nel contesto di vita personale. Si immaginò che piccoli gruppi pionieristici potessero indagare la possibilità di intervento vivendo esperienze dirette. La prospettiva si presentava semplice ed essenziale: andare in territori in cui esistessero già realtà attive ed operanti, al fine di entrare in contatto con esse per creare un clima di approfondimento e rigenerazione dei concetti posseduti. Da qui partì un’importante riflessione secondo cui fondamentale e fondante risultava l’analisi della motivazione generale e personale al fine di giungere ad un nuovo linguaggio comune attraverso la riformulazione delle motivazioni stesse.
    Tre furono gli aspetti essenziali che mossero la nascita di Educatori Senza Frontiere:
  • la pedagogia itinerante che segue il modello di Exodus. Significa incontrare l’altro, accettare di condividerne i problemi e trasformare profondamente se stessi nel contatto con l’altro, nella consapevolezza della necessità di progetti concreti e ben finalizzati e di operatori adeguatamente formati;
  • scelta della povertà: ha origine dalla constatazione che ricchezza (talenti) e povertà appartengono ad entrambi i protagonisti dell’incontro; esistono infatti anche i a “talenti delle povertà”, per cui si tratta di una sorta di scambio di talenti finalizzato alla scoperta di nuove “ricchezze” anche in noi. Si indaga la necessità di smuovere, innovare, elaborare con loro una cultura ed un fermento volto ad un miglioramento del mondo in cui viviamo e da cui traiamo vita;
  • problema dell’erranza: la mobilità umana è ricchezza enorme, ma il problema è trovare le giuste strategie per non vanificare le fatiche dell’essere itineranti.
Fondamentale fu, in questi primi passi mossi dall’associazione, comprendere che molto più del carattere missionario, fondante era la presenza educativa. Imprescindibile fu fin dall’inizio il dialogo e la negoziazione con le autorità e le istituzioni locali, chi prende parte al progetto itinerante di Educatori Senza Frontiere deve rendersi disponibile a partecipare alla vita civile del Paese d’intervento, ponendosi con spirito critico e umiltà referenziale. La sfida, si disse durante i primi incontri dell’associazione, si situa proprio nel rapporto tra due diverse società civili: come potranno comunicare tra di loro? Come sapranno comprendersi senza giudicarsi? Che nome daranno alle cose? Fu chiaro fin dall’inizio che questo rapporto doveva essere promosso da gruppi formati ed “attrezzati” che si ponessero come obiettivo la crescita dei diritti dell’uomo attraverso la promozione dello sviluppo dal basso proiettando il proprio operato sia orizzontalmente che verticalmente secondo i ritmi dettati dal luogo.
Nell’ anno 2005 il Professor Giuseppe Vico intraprese un viaggio conoscitivo in terra d’Africa dal quale originò Educatori Senza Frontiere come Onlus: era il 25 febbraio 2005, il primo inverno di ESF. Fin dalla sua nascita ESF si pose come obiettivo imprescindibile la formazione degli educatori che avrebbero preso parte ai progetti ed in quest’ottica, negli anni, gli incontri hanno seguito un filo conduttore che permettesse l’analisi e l’approfondimento delle basi su cui ESF avrebbe poi costruito i propri interventi in loco ed i propri progetti basati sull’esistente. Eravamo “nuovi del mestiere” e ci sembrò che cominciammo a relazionarci con “il nuovo”, elaborandolo, sviscerandolo: stavamo per fare il grande salto. Così il professore ci parlò quel mese di Ottobre, quando ESF era forse ancora solo un’idea: “Il nuovo ci cambia sempre, non ci lascia mai nella nostra integrità raggiunta. La persona, in quanto tale, è una dimensione aperta, la novità ci porta a cercare soluzioni, a prospettare in maniera positiva: pedagogia prospettica. La novità, elaborata dal punto di vista pedagogico, fa i conti con un grosso interrogativo che coinvolge tutti: l’educabilità umana.” Si disse, negli anni della nascita, che ESF non solo non vuole frontiere, ma spera di non crearne e mira alla formazione articolata, avvicinandosi agli ultimi, proprio agli ultimi, i più poveri di mezzi dell’umanità, i più poveri di orizzonti, antropologicamente alla ricerca della riscossa o anche solo di un giorno migliore del precedente. L’educatore che si desiderava per ESF, era colui che riscopriva il senso della resilienza, la possibilità dell’educare come gesto intenzionale, la necessità di ricostruirsi: vedere nell’uomo la vocazione originaria a rimanere in vita. Sulla scorta di questo importante bagaglio che ha decretato la nascita di una nuova realtà associativa, siamo scivolati piacevolmente nell’anno successivo.
2006: dono e per-dono che diventano tasselli immancabili di ESF. Il perdono si delineò come un approccio verso noi stessi e verso gli altri per ricostituirsi come un’unità, un intero che si è frammentato, una totalità da riscoprire per dar vita ad una nuova forma di educazione. Nel dono ci fu la ricerca di un significato profondo: una sorta di restituzione a se stessi e per gli altri. Una trascendenza da noi stessi, qualcosa che vada oltre la nostra persona, il nostro passo. L’importanza di uno stile di vita comune e l’intenzionalità educativa vennero indicati come elementi di estrema rilevanza nel rispondere agli appelli che da più parti cominciavano a raggiungere l’associazione. Quando si intraprende questo genere di avventure ci si lascia trasportare dalla sperimentazione senza la quale non si potrebbero studiare i limiti del nostro agire e le sue potenzialità e così è stato per ESF sin dai suoi esordi. Dai primi “lanci con piccoli paracadute” si passò alla percezione di se stessi come comunità in cammino, come gruppo di persone in formazione, una vera e propria collettività in-formazione.
L’anno 2007 è stato fondamentalmente impegnato in un’attenta analisi interpretativa di quanto è stato realizzato in campo teorico, di progettazione e di implementazione. Negli anni ESF ha investito le proprie energie per fare in modo di costruirsi una propria identità, un evidente statuto epistemologico di riferimento. L’investimento è sempre stato duplice: la formazione (in loco e in Italia) e la progettazione monitorata. L’Africa, l’America Latina e l’Asia sono stati i tre approdi ai quali i nostri progetti hanno fatto riferimento, tre contesti, tre linguaggi, tre mondi affascinanti che ci hanno messo alla prova, contenitori simbolici nei quali hanno preso sempre più consistenza narrazioni, testimonianze, sfide alle difficoltà oggettive, proiezioni accanto alle povertà in prospettiva di adattamento, di innovazione e di promozione pedagogica ed educativa delle realtà scolastiche, familiari e giovanili. Lo spirito di condivisione ed una buona dosa di innovazione sono state caratteristiche fondamentali di questo anno vissuto intensamente sia a livello associativo che progettuali nei contesti internazionali. La formazione rimane il nostro obiettivo e prendono vita collegamenti con realtà formative italiane e straniere. L’intento non è quello di portare pacchi di pedagogia o altri saperi tra le povertà che debordano di verità, di sete, di fame e di desiderio di cultura. Intendiamo camminare accanto all’esistente e crescere insieme a chi ci dà il dono dell’accoglienza. Il fine è quello di pensare al come vivere accanto agli altri promuovendo educazione e vivendo nello spirito e nello stile di ciò che accomuna e che contribuisce a stemperare e ad allontanare frontiere di ogni genere. Gli ESF credono fermamente che la vita educhi, ma che possa anche diseducare quando l’uomo non ama completamente il proprio simile e seminando indifferenza, sfruttamento e costringendo soprattutto i bambini a non gustare il bello della vita quotidiana e a non potersi stupire della forza liberante degli eventi educativi. L’educatore non è mai chi arriva per primo: deve saper leggere la realtà e cogliervi i segni di tanti eventi. ESF vuol provare a non fermare nessuno, ma a favorire l’evolvere della passione per un mondo più giusto e solidale. La passione dunque, il motore mobile e frizzante che traina il circolo virtuoso di Educatori Senza Frontiere. ESF non ha “ pedagogie” da proporre , si pone a servizio degli altri per individuare nuove prospettive di sviluppo umano, civile e culturale , e vede nello studio e nella cooperazione le condizioni del cammino della pace e della giustizia tra i popoli.
Il 2008 l’anno della concretizzazione dei nostri pensieri in viaggio. Anno di interventi significativi, cambiamenti importanti. L’anno dello svisceramento del rischio educativo, della valorizzazione dell’esistente e del persistente. Anno in cui la centralità dell’uomo ripercorre i talenti e moltiplicandoli li divide.
Ad oggi rimaniamo ancorati ad una formazione nella quale investiamo in termini di energie e progettualità.
    I percorsi proposti sono sempre volti a:

  • promuovere conoscenze, competenze e abilità nella circolarità teoria/ prassi;
  • orientarsi allo spirito e allo stile della programmazione per identificare settori particolarmente bisognosi di progetti a media e breve scadenza da elaborarsi nell’orizzonte della partecipazione condivisa;
  • esercitarsi a vivere la cultura della comprensione dell’altro e della reciprocità in un orizzonte di valorizzazione dei talenti personali e comunitari.
Le collaborazione per la costituzione di nuove case di accoglienza non possono che arricchire il nostro cammino di anime in divenire.

  • Viaggio in HONDURAS
  • ESF in RWANDA
  • Cammino ESF 2014