di Valentina Luise

Oggi penso a te, che in questa terra non hai mai messo piede e forse non hai mai avuto il bisogno di cercare sulla cartina geografica dove fosse la Costa d’Avorio.
Cerco le parole per raccontartela ma non riesco a trovarne di adatte; invece mi si riempiono la testa, gli occhi e le orecchie di suoni, colori e odori che non sono facili da descrive.
Non sono puri, non sono conosciuti, non sono schematizzati nel mio pensiero così occidentale. Sono la somma di infinite vite che si incrociano, passi lenti sulla terra che sporca e colora, uniformi tutte uguali, cucite e rattoppate, bracieri lungo la strada che arrostiscono banane, stoffe caleidoscopiche che spuntano ad ogni angolo. Sento il fumo acre che si alza da piccoli falò, clacson che salutano, avvertono e indicano, bambini che ti guardano e piangono e bambini che ti guardano, ti sorridono, e non ti lasciano più.
Oggi G. mi ha fatto notare, fissandomi con i suoi occhietti neri e il suo sorriso sdentato, che questo pomeriggio non siamo andate a giocare nel quartiere dove vive con tutti i suoi amici. Era triste e a me si è un po’ stretto il cuore. Come spiegargli che siamo qui per fare tante attività e non possiamo stare sempre con loro a infilare minuscole perline colorate o a giocare a giochi improvvisati con le mani scherzando in una lingua tutta nostra che abbiamo creato insieme per comprenderci e sorprenderci a vicenda?
Come glielo spiego alla bambina dolce dell’asilo che mi stringe la mano e mi sussurra “au revoir” che domani non tornerò a giocare con lei, ma che comunque l’averla conosciuta sarà per me un tassello indispensabile di questo viaggio?

Non ne sono capace ora, e forse non imparerò mai, ma mi chino su di lei e le do un bacio in fronte, su quella testolina scura e calda, cerco di trasmetterle quello che provo e in cuor mio sento che il nostro incontro non è stato casuale, come il mio ritorno in Costa d’Avorio, arrivato inaspettato ma tanto atteso.

E quindi penso di nuovo a te, che qui non hai mai messo piede ma ti prendi un momento per leggere queste righe, e mi chiedo se le parole a volte non basti cercarle negli occhi degli altri per farle proprie e dar loro voce, condividerle con chi da lontano sogna un po’ con te attraverso di loro.