di Chiara Petese

È facile mettersi per strada e cominciare a camminare. Se però il progetto è del tutto nuovo e non offre solo un giorno di cammino, o una gita che può durare qualche ora, e se qualcuno ci mette davanti a una carta geografica a forma di cuore rovesciato con strade che si inoltrano su territori sconosciuti, allora la decisione di mettersi in cammino prende un’altra piega.

Appena ho deciso di partire per questa grande avventura, ho provato un senso di paura. Paura di ciò che non conosco che apre a una strada ignota, ai suoi pericoli, ai suoi segreti, ai suoi interrogativi senza risposta. Ma la volontà di partire è stata più forte, a un certo punto è stato più chiaro perché volevo intraprendere questo cammino, perché volevo raggiungere luoghi raccontati da altri, perché mettermi sulle tracce di migliaia di persone che mi hanno preceduto e perché ho scelto di usare soltanto le mie gambe.

La paura mi è servita a pensare questo viaggio come un sogno concreto, come un richiamo a ciò che sento più vero dentro di me, come un invito a guardare tutto da un’altra prospettiva. Sapevo che la paura avrebbe lasciato spazio alla libertà per ogni passo compiuto, sapevo che questo paese senza mare vissuto in piena estate mi avrebbe fatto riflettere sulle contraddizioni, sapevo di voler chiedere a me stessa di fare a meno di quanto solitamente uso per stare bene, per spiazzarmi e trovare un nuovo equilibrio nel cammino e nelle persone che sapevo, avrei incontrato. E così è stato. Libera da tante dipendenze, fisicamente forte e mentalmente serena, sono partita per conoscere questa signora Bolivia, tanto lunatica nel suo clima quanto riservata e accogliente nei sorrisi delle sue donne. Sono a metà del viaggio ora, e non so quanto conoscerò davvero questo paese.

Non so se visiterò mai le sue capitali Sucre e La Paz, non so se vedrò la più grande distesa salata al mondo situata ad Uyuni o il lago Titicaca di cui tutti parlano. È un viaggio diverso questo perché so di aver conosciuto la Bolivia attraverso le persone e i luoghi che da esse vengono abitati, quotidianamente.

Ho conosciuto le tristezze e le allegrie dei ragazzi delle scuole medie e superiori entrando nelle loro scuole. Ho conosciuto la passione di alcuni dei loro professori e, in altri, la loro rassegnazione. Ho conosciuto la libertà nelle mani delle donne del carcere di Riberalta.
Ho conosciuto i bambini di Nuevos Horizontes vivere con estrema naturalezza la loro disabilità.
Ho conosciuto i loro genitori emozionarsi nel parlare di loro, disegnare il loro corpo, scrivere i loro nomi.
Ho conosciuto le loro educatrici coltivare l’arte della pazienza, e avere la piena consapevolezza di fare molto di più di un semplice lavoro di affiancamento e accompagnamento.
Ho conosciuto le macchine da cucire attraverso cui gli insegnanti di una scuola serale danno leggerezza e spensieratezza alle lavoratrici boliviane che non smettono di sperare neanche a fine giornata.
Ho conosciuto la semplicità dei leader religiosi delle piccole comunità presenti intorno alla città e i loro piccoli asciugamani multiuso.
Li ho ri-conosciuti quando sono andata a far visita alla loro comunità, a due ore di macchina dal centro. Lì, ho conosciuto anche una donna anziana tirar fuori da una piccola busta di plastica qualche moneta da dare in dono alla cappella della Sua comunità e una giovane coppia aspettare un bambino. Ho conosciuto il freddo che provano la notte, nelle loro case amazzoniche.

Ho conosciuto un uomo, un padre di famiglia, e l’ho visto piangere nel raccontare una possibile separazione da sua moglie e dalla sua famiglia. Ho conosciuto un bambino che non voleva più sorridere e la magrezza di un’adolescente parlare per lei. Ho visto una donna innamorarsi. Ne ho vista un’altra ricostruire lealmente se stessa dopo la fine di una storia. Un’altra ancora superare i suoi più grandi limiti. Ho conosciuto me stessa, diversa.

Grazie Bolivia per avermi fatto conoscere tutto questo, e chissà quanto ancora mi farai vedere viaggiando, conoscendo e ri-conoscendomi in questa rete infinita ed essenziale di relazioni umane.