Questa è la storia della vita che ti scegli e che si fa scegliere. Di un incontro che non lo sai ma mentre sta accadendo ha già cambiato tutto. Questa è la storia di una Trottola.

Scritto da Fiorella Bartolomucci

Prendi una trottola rossa, dalle un giro con le dita: è così che iniziò tutto.

Aveva  vent’anni e i sogni pieni e vividi,   si iscrisse all’Università e poi quasi per gioco, un giro casuale, e si trovò a conoscere la formazione personale, sofferta, profonda e vitale di Educatori senza Frontiere.

Ogni anno un giro  diverso: l’anno del curare  le ferite, quello della consapevolezza, quello del mettersi in gioco,  quello dove qualcuno le ha detto che c’era, che si sentiva e in cui forse, per la prima volta, si è  sentita davvero.

E intanto girava e cresceva, cresceva e girava.

La Trottola, così si ritrovò donna e decise che era arrivato  il momento di restituire tutta la fiducia ricevuta, tutta la responsabilità affidata.

E, con  gambe tremanti e  cuore in subbuglio,  un giro e partì alla volta di Exodus.

Exodus, grande albero che è Padre e Casa , che è quotidianità e Comunità.

La Trottola capì, nei giorni, che essere un’educatrice senza frontiere in Exodus, significa prendersi la responsabilità di portare il proprio essere in qualcosa che c’era prima e che ha generato vita e richiede vita. L’esserci testimoniando quello che si è fatto proprio.

Avendo conosciuto le frontiere in qualche pezzo di mondo lontano, per poi scoprire che in realtà, nella quotidianità ve ne possono essere di profonde.

E sapendo che perderle è una questione di punto di vista e di potenzialità da cogliere.

Esserci, rimanerci dentro, dire di si, cambiando regione ogni anno e mezzo, con i programmi e le prospettive che  vanno per conto loro, che la vita ci mette del suo, chiedendosi il prossimo giro  dove porterà.

Di tanto in tanto chiedersi cosa il futuro riserva, perdersi nelle difficoltà e ritrovare sempre un senso  nelle storie delle persone che insegnano che la vita può girare una, due, mille volte e allora forse cara la mia trottolina, fin qui è stato tutto giusto e ancora stanca non puoi essere.

Trotterellando di qua e di là scattò alcune foto dell’anima, una per ogni luogo che visitò:

Honduras: lei era piccola, aveva 13 anni.  Tredici anni strappati alla strada, la paura dell’essere piccola, dell’essere femmina  e della povertà. Due occhi marroni profondi e una rabbia enorme. Lei chiamava la notte per la paura di dormire da sola e di giorno urlava  parolacce e se non la guardavi per un minuto si arrampicava a testa in giù nel pozzo.

Tursi: loro erano adolescenti, erano spietati e fragili.  Avevano l’inquietudine del corpo che cresce e di uno sguardo bambino, vivemmo nella natura, ridemmo fino alle lacrime e piangemmo fino al riso.

Rwanda: lui aveva 5 anni, e un sorriso che oscurava il sole. Lui non capiva una parola d’italiano, Io non capivo una parola della sua lingua.  Lui il secondo giorno mi prese per mano, facemmo tutta la strada insieme  e poi stanco si arrampicò sulla mia schiena mettendo le manine non intorno al collo, ma sotto le braccia, intorno al seno, perché in Rwanda le mamme i bimbi li portano così.

Angola: lui aveva un grande sorriso, un grande cervello e due braccia possenti. Lui studiava al liceo e ci ringraziò. Fuori dalla scuola c’era la sabbia, nella città, appena lasciate le strade principali erano quartieri di terra  e fango, lui  aveva una sedia bianca di plastica (di quelle che noi utilizziamo per i tavoli all’aperto, in estate) con due ruote attaccate. Mi ha insegnato che se hai buone braccia puoi arrivare ovunque.

Jesi: loro avevano una casa di campagna su una collina, che la mattina quando guardi dalla finestra vedi il sole sorgere da un campo di girasoli, loro avevano vite che non bastano sette vite per viverle così, avevano sogni infranti e da ricostruire, pezzi da raccogliere e risistemare con la colla forte. Loro avevano una strada da condividere.

Verona: loro avevano un progetto da realizzare, un luogo splendido e tante cose ancora da fare. Loro avevano un luogo che accoglie tutti. Loro avevano  la pazienza dello scoprirsi nel quotidiano, che un po’ alla volta si diventa insieme.

Ed è tutto qui, in questa storia.

Questa è la storia di una Trottola, che perse le frontiere e incontrò le persone.

 

 

 

 

 

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