Scritto da Colin Corboy

Sono entrato in punta di piedi in questa Casa che mi ha accolto come accoglie tutti i ragazzi in una grande famiglia e questa famiglia, fatta di persone, mi ha lasciato a sua volta aperte le porte delle proprie storie, forse e perché, proprio una di quelle storie è un po’ anche la mia.

Speranza, umanità, sofferenza, riscatto, casa, accoglienza, volontà, rabbia, riconoscenza, famiglia, amicizia, fatica, presente, passato. Queste parole mi invadono l’animo e la mente quando ritorno all’interno di quegli occhi di vari colori, ai quali tutti si accomuna uno sguardo profondo, uno sguardo di chi ha vissuto cose che sarebbe meglio non ricordare.

Nonostante questo nei loro visi c’è anche il sorriso, la voglia di ricominciare, la voglia di rimettersi in gioco, di chi più di una volta ha toccato il fondo e adesso è di nuovo in piedi assieme a Nico, Nando e Chino che li accompagnano tutti i giorni nelle loro scelte di volontà, nella vita di Casa Juan Pablo II.

Sono rimasto colpito da una moltitudine di cose ma forse ciò che più mi ha colpito sono i vari rovesci che la vita può prendere.

Siamo alle porte di Oropolì un piccolo paesino difficile da raggiungere a causa della strada sconnessa e non asfaltata, a circa un’ora e mezza di auto da El Paraiso. Arrivati di fronte al salone che ci avrebbe ospitato per lo spettacolo da noi preparato, non possiamo non notare la grande orde di bambini e bambine che invade le strade, arrivando da tutte le scuole del comune, riversarsi nel salone.

Il tetto è di lamiera, quasi manca l’aria, il caldo è soffocante, il trucco sgocciola ma in men che non si dica è magia. Lo spettacolo ha inizio ed è stupendo sentire i bambini che applaudono, incitano e ridono di fronte a quei pagliacci venuti lì per loro.

Abbracci inaspettati da bimbi che commuovono, solo perché sei stato il loro “Payaso”.

Ragazzi che hanno passato la vita a fare i pagliacci per le strade, oggi sono quei pagliacci buoni che incantano i bambini. Ragazzi che hanno passato la vita a scappare dalla polizia, oggi fuori da quel salone cosi ghermito di anime hanno l’esercito lì pronto a proteggerli.

Oggi siamo stati ospiti dentro una stanza dal tetto che sgocciola pranzando con la loro vice Alcaldesa (sindaco) ed abbiamo imparato umanità e gratitudine di chi poco possiede ma tutto ti dà.

Una domanda mi pervade la mente prima della partenza per il rientro a casa:  “Ho ricevuto tantissimo…ma io avrò dato qualcosa?” Continuo ad interrogarmi ma decido di non voler trovar risposte proprio a tutto, forse e perché, risposte a tutto non ce n’è.

…era l’alba della domenica pronti per un altro viaggio che sarà il ritorno, siamo usciti in punta di piedi per non svegliare nessuno ma erano tutti lì già svegli per salutarci. Ecco la risposta.