Scritto da Davide Amendolia

A casa Juan Pablo II il singolo giorno ne dura tre e le settimane durano poche ore. Io, Matteo, Salvatore, Lorenzo e Gianni ci siamo intrufolati in questo tempo che appartiene a Nico, a Nando, a Chino e ai loro ragazzi. Ragazzi che hanno tante storie diverse che mi incuriosiscono. Come una serie televisiva, ogni tanto ti raccontano una puntata, che il più delle volte lascia l’amaro in bocca. Con loro abbiamo creato una Spazio-Tempo tutto nostro. IL CIRCO LOS CICLONES. Qui ripetiamo sempre le stesse azioni e le stesse parole più volte al giorno. Ridiamo, ci prendiamo in giro e ci inventiamo nuovi modi per comunicare quando le orecchie sono perplesse, qui suoniamo e sudiamo, rompiamo ed aggiustiamo, disegnamo sulla carta e sui visi, facciamo magie e costruiamo castelli di muscoli e agilità. Il Circo Los Ciclones è un po’ come le nuvole che ci passano, in questi giorni sopra la testa. Un po’ imprevedibili, lasciano cadere la pioggia, oggi fine che quasi non la percepisci, oggi grossa e pesante che fa suonare le lamiere che ti coprono la testa. Passano rinfrescando l’aria. E mentre le gocce cadono sul tuo viso continui a voler guardare in alto. È da un po’ di giorni che invitiamo a condividere questo nostro tempo anche i niños. Sono piccoli e simpatici. Spalancano spesso gli occhi. Poi li socchiudono mostrando i denti. E questo ci da soddisfazione. Stare tutti insieme è bello anche se per poche ore. Così questi momenti danno la possibilità a questi artisti improvvisati di riscattarsi, seppur in minima parte, davanti alla città di El Paraiso. Gli spettatori inconsapevolmente ci fanno un grande regalo ridendo e battendo le mani. Acrobati, maghi, clown e giocolieri si mettono in gioco e assaporano l’ansia e il timore di entrare in scena. Finito lo spettacolo possono sentirsi orgogliosi per quello che fanno. Una piccola comunità che si sposta tra una scuola ed un’altra. Ognuno fa la sua parte per un obiettivo comune. Io, in tutto questo, sono fortunato, osservo da una posizione previlegiata. Sono tra il palco e il pubblico. Riesco a godermi ogni singolo volto, ogni singola risata, ogni singolo respiro trattenuto. Quando il sipario si chiude e il sudore si è ormai asciugato, l’euforia ci riporta a casa.