Per fare un viaggio, ci vuole un gruppo

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Scritto da Giorgia Dell’Uomo
Racchiudere in poche righe quanto vissuto in due giorni non è per niente facile, ma sicuramente tutto si può racchiudere in una parola e in tutti i significati che essa si porta dietro.
Viaggio… quante volte in questi due giorni il suono di questa parola è risuonato nelle nostre orecchie; quante volte le immagini dei viaggi passati si sono mostrate agli occhi di chi ha vissuto l’emozione che quella parola porta con sé; quante volte, al suo suono, i cuori di chi è in attesa della partenza hanno iniziato ad accelerare.
Viaggio… una parola così semplice che porta con sé mille sfumature, mille significati, mille consapevolezze, mille incertezze.
Viaggio… Don Mazzi ci dice che “il senso del viaggio è che ti deve cambiare dentro”…
E allora iniziamo questo cammino, iniziamo a camminarci dentro…
Iniziamo però partendo da un ingrediente importante: il gruppo.
Cos’è un gruppo? Forse non siamo arrivati alla definizione perfetta, forse non siamo arrivati al raggiungimento del gruppo ideale, ma sicuro abbiamo camminato in questi mesi.
Il senso del gruppo lo sentiamo nella voglia di mettersi in gioco, nello spirito goliardico che ci porta a creare, a costruire, a realizzare la nostra identità. E questo gruppo assume le forme più disparate: è una grande quercia, un mosaico o un leone che non ruggisce ma che sa guardare oltre.
Quell’oltre che ci porta a danzare con i nostri corpi senza vergogna, ad emozionarci per il tocco di una mano, a sorridere negli occhi dei nostri compagni, a vedere la nostra anima riflessa in quella di chi come noi crede che si può fare, che si può osare, che si può andare…
E le parole allora assumono un significato nuovo, si poggiano al suolo e creano un tappeto sul quale poggiare i nostri piedi, sul quale vedere i nostri sogni realizzarsi.
Il gruppo cresce, si fa musica, si fa gioco, si fa emozione, si fa cerchio. Un cerchio dove tutto tace, un cerchio che ha assorbito quelle parole nomadi…un cerchio che si stringe e si fa perfezione.
Ed è allora il momento di raccontarsi… di raccontare il nostro viaggio, quello che ci porta dentro di noi, che riconosce le nostre peculiarità, le nostre capacità, quel viaggio che si fa coscienza e ci indirizza verso la meta.

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